RENZI AUMENTA TICKET A ITALIANI PER CURARE GRATIS I PROFUGHI

Per coprire i costi dell’assistenza ai giovani fancazzisti africani (hanno tutto gratis), il governo ha introdotto nuovi Lea, i Livelli di assistenza minimi, che causeranno nuovi ticket a carico dei cittadini per un totale stimato di 60 milioni di euro. A segnalarlo è la Cgil sulla base dei dati della relazione tecnica del ministero della Salute al decreto sui Lea. Circa 20 milioni si otterranno con lo spostamento di alcune prestazioni dal regime Day Surgery a quello ambulatoriale e 40 dall’introduzione di nuove prestazioni ambulatoriali.

E non basterà. Ad esempio, per le spese sanitarie degli immigrati, lo Stato ha un debito di 150 milioni con la sola Regione Lombardia. Una cifra enorme per curare immigrati regolari, clandestini e finti profughi. Che le regioni anticipano e lo Stato dovrebbe poi coprire: ma di riffa o di raffa, tanto siamo sempre noi a pagare.

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Russia, il partito di Putin stravince le elezioni legislative

MOSCA – Il partito di Putin ha vinto, anzi stravinto, nelle elezioni legislative per la Duma. Russia Unita ha ottenuto un’ampia maggioranza, superiore al 45% (dati parziali), con una forchetta che gli exit poll danno tra il 44 e il 49% e che dovrebbe garantirgli la maggioranza assoluta dei seggi.

Mentre lo spoglio è ancora in corso, al secondo posto il partito nazionalista Ldpr con il 17,23% dei voti, seguito dal partito comunista al 16,64% e dal partito Russia Giusta che ha ottenuto il 6,49%. Restano sotto la soglia di sbarramento del 5% i partiti d’opposizione Labloko e Parnas, allo 0,8%.

Non appena tutti gli exit poll e le proiezioni post voto hanno indicato che il partito di governo non aveva subito grosse flessioni, Vladimir Putin si è presentato alla sede del partito in un look “all black” per godersi il successo riscosso. Scherzando persino: “C’è la mia faccia su tutti gli schermi. Toglietemi, mi sono stufato di vedermi”.

Il presidente russo ha definito “buono” il risultato elettorale per Russia Unita, e l’affluenza è stata “non molto alta ma comunque positiva”.

“La gente – ha detto Putin – si fida di noi per il bene del Paese e ha capito che le promesse non costano nulla. Davanti a noi abbiamo delle sfide da affrontare, problemi da risolvere”.

“Possiamo decisamente dire che il nostro partito ha vinto”, ha dichiarato invece il premier russo Dmitri Medvedev, formalmente leader di Russia Unita. “Il risultato è buono – ha proseguito Medvedev – il nostro partito avrà la maggioranza assoluta, e quanto sarà ampia questa maggioranza sarà deciso in seguito al conteggio dei voti”.

L’affluenza ha raggiunto il 40%, e si è rivelata particolarmente bassa soprattutto a Mosca e a San Pietroburgo. In Crimea si è votato per la prima volta per la Duma, dopo l’annessione del 2014 non riconosciuta dall’Occidente. Qui il voto è stato definito “tranquillo” dal capo del comitato elettorale di Crimea Mikhail Malyshev. Nella regione hanno votato un totale di 1,46 milioni di votanti.

Più movimentato il voto a Rostov e in Daghestan, dove si sono registrate irregolarità e e persino una sparatoria della polizia a 70 metri da un seggio a Togliattigrad. Disordini si sono registrati anche presso i seggi nelle rappresentanze consolari russe in Ucraina.
 

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Lunghe file per il nuovo iPhone 7,attrezzati con cuscini e tende per affrontare la notte

Arriva in Italia l’ultimo modello di iPhone, il numero 7, ed è subito coda davanti ai negozi fin dalle prime ore del mattino. La galleria del centro commerciale Oriocenter a Bergamo ha aperto, in via del tutto eccezionale, alle 5.30 per consentire agli appassionati del genere di prendere posto davanti all’Apple store. Anche il centro Carosello di Carugate, provincia di Milano, si è attrezzato per l’occasione con caffè e cornetti offerti dallo staff del centro commerciale. I super previdenti si sono messi in coda non la notte, ma la mattina del giorno prima. Come una coppia che si è presentata con cuscini, coperte e materassino per trascorrere la notte.

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Palagonia, bimbo di 18 mesi muore tre giorni dopo il vaccino

Palagonia, bimbo di 18 mesi muore tre giorni dopo il vaccino
„Tre giorni fa gli era stato somministrato un vaccino antimeningite. La procura di Caltagirone ha aperto un’inchiesta per fare luce sulla causa della morte“

 

Palagonia la scorsa notte un bimbo di appena 18 mesi è morto nella sua abitazione. Il piccolo è deceduto tre giorni dopo aver effettuato un vaccino antimeningococco di tipo C.

La Procura di Caltagirone ha immediatamente aperto un’inchiesta e i carabinieri del Nas di Catania stanno indagando per capire se la causa della morte del bimbo derivi davvero dal vaccino o sia dipesa da altri fattori. Il sostituto procuratore Fabio Salvo Platania ha disposto l’autopsia sul corpo del piccolo.

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Il VIDEO Razzi: “Faccio politica per i cavoli miei e il vitalizio”

Le confessioni di Antonio Razzi… (ahi noi) Parlamentare della Repubblica italiana!
L’Italia va in malora perchè in Parlamento siede gente come questo Antonio Razzi…

Una confessione in cui lascia chiaramente intuire i suoi intenti “politici!…
SONO IN PARLAMENTO PER SISTEMARE I CAZZI MIEI! …E PER IL VITALIZIO…!!!

CONTINUIAMO A VOTARE STI FENOMENI CHE CI SALVIAMO DI SICURO!

 

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Si è spento Francesco D’Amanzo, l’eroe dei bimbi malati

Si è spento a 40 anni Francesco D’Amanzo, il dottor “Mascalzone”,  l’ingegnere-clown pescarese che donava il sorriso ai bimbi ricoverati in ospedale.

Aveva un sorriso per tutti, soprattutto per i bimbi malati, ma il sorriso di Francesco d’Amanzo si è spento a 40 anni, da compiere a ottobre. L’ingegnere originario di Pescara, ha speso una vita a far sorridere i bambini ricoverati in ospedale, con “Il baule dei sogni”, l’associazione di cui è stato anche presidente. Il dottor “Mascalzone”, il clown dei bambini, è stato stroncato da una malattia inesorabile. Pescarese di origine,  Francesco viveva a Filottrano, nelle Marche. Vestito da clown con “Il baule dei sogni” riempiva le giornate dei piccoli pazienti dell’ospedale Salesi, ma anche degli ospedali di Macerata, Civitanova e Pesaro. I funerali si terranno questa mattina alle 11 nella chiesa del Crocifisso ad Ancona.

 

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Rimini, 17enne ubriaca stuprata nel bagno della discoteca. Le amiche filmano e fanno girare il video su WhatsApp

A raccontare la vicenda è il quotidiano il Giorno. Le indagini sono condotte dai carabinieri che devono ricostruire la dinamica e identificare il ragazzo albanese che ha approfittato della minorenne.

E’ ubriaca fradicia, quasi non si regge in piedi. E’ chiusa nel bagno di una discoteca di Rimini. Insieme a lei c’è un ragazzo. La sta stuprando. Nella toilette accanto ci sono però le amiche della 17enne. Potrebbero intervenire, sfondare la porta, chiedere aiuto, liberarla. Potrebbero. Invece assistono alla scena come se si trovassero al cinema e preferiscono filmare tutto con il cellulare. Ridono e sghignazzano. Non si rendono conto di quello che sta succedendo. Nemmeno il giorno dopo, però, quando ormai anche la sbornia è passata, capiscono cosa è andato in scena in quel bagno. Perché la prima cosa che fanno è far girare il filmato suWhatsApp. Come se si trattasse di uno di quei video che ci si scambia tra amici per fare due risate, e non della cronaca in presa diretta di una violenza sessuale.

A raccontare questa storia è il quotidiano il Giorno. E’ un sabato sera, il gruppo di amiche lo passa in una delle tante discoteche della Riviera. Bevono. Riescono a ubriacarsi nonostante nei locali ci sia il divieto di somministrare alcolici ai minorenni. La 17enne viene agganciata da un ragazzo albanese. Quando ormai ha perso totalmente il controllo, lui la trascina in uno dei bagni del locale, chiude la porta a chiave e inizia ad abusare della ragazza che a quel punto non è più in grado di capire cosa sta succedendo. Non sono da soli, però. Nel bagno accanto c’è il gruppetto di amiche. Che si arrampica, tira fuori lo smartphone, preme il tasto e filma. Con una lucidità e una freddezza da brividi.

Nel video non si vede il volto della ragazzina – ricostruisce il quotidiano – tutto il resto invece sì. Ma è il giorno dopo che questa storia acquista una sfumatura, se possibile, ancora piùinquietante. Invece di andare dai carabinieri a denunciare tutto, il gruppetto di amiche si diverte a far girare il filmato su WhatsApp, che a quel punto arriva anche alla vittima di questa storia. Fino a quel momento non ricorda niente di quello che è accaduto la sera prima. Ha solo dei flash. Adesso invece capisce tutto. Lo racconta alla madre che va dai carabinieri e sporge denuncia. A coordinare le indagini è il sostituto procuratore Davide Ercolani che deve ricostruire l’esatta dinamica di quello che è avvenuto quel sabato sera e risalire all’identità del ragazzo albanese. Non esistono invece indagini né carabinieri né magistrati che potranno spiegare il comportamento delle amiche.

 

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Mafia Capitale, Buzzi: “Con immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”

Uno dei settori in cui la “cupola” era più influente era quello delle politiche sociali: Luca Odevaine, membro del Tavolo di coordinamento nazionale sull’immigrazione, al telefono spiega: “Avendo questa relazione continua con il Ministero, sono in grado un po’ di orientare i flussi”. Il braccio destro di Carminati: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati?”

Uno dei settori in cui la “cupola” era più influente era quello delle politiche sociali: Luca Odevaine, membro del Tavolo di coordinamento nazionale sull’immigrazione, al telefono spiega: “Avendo questa relazione continua con il Ministero, sono in grado un po’ di orientare i flussi”. Il braccio destro di Carminati: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati?”

Il centro del sistema è Luca Odevaine. Ex vice capo di gabinetto del sindaco Walter Veltroni e capo della polizia provinciale di Roma, “Odevaine è un signore che attraversa, in senso verticale e orizzontale, tutte le amministrazioni pubbliche più significative nel settore dell’emergenza immigrati”, scrivono i pm. Perché è così importante la sua figura? “La qualità pubblicistica di Odevaine risiede nell’essere appartenente al Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione” e al contempo è “esperto del presidente del C.d.A. per il Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”» , ente che soprintende alla gestione del C.A.R.A. di Mineo“. Un’intercettazione in cui Odevaine parla con il suo commercialista fotografa il suo ruolo: “Avendo questarelazione continua con il Ministero – spiega l’ex vice capo segreteria di Veltroni – sono in grado un po’ di orientare i flussiche arrivano da… da giù… anche perché spesso passano per Mineo… e poi… vengono smistati in giro per l’Italia… se loro c’hanno strutture che possono essere adibite a centri per l’accoglienzada attivare subito in emergenza… senza gara… (inc.) le strutture disponibili vengono occupate… e io insomma gli faccio avere parecchio lavoro…”.

Odevaine: “Sono in grado un po’ di orientare i flussi che arrivano da… da giù… io insomma gli faccio avere parecchio lavoro…”

Odevaine è ben pagato, secondo Salvatore Buzzi. Parlando conGiovanni Campennì, il braccio operativo dell’organizzazione spiega: “Mò c’ho quattro… quattro cavalli che corrono… col PD, poi con la PDL ce ne ho tre e con Marchini c’è… c’ho rapporti con Luca (Odevaine, ndr) quindi va bene lo stesso… lo sai a Luca quanto gli do? Cinquemila euro al mese… ogni mese… ed io ne piglio quattromila”.

Il piatto è ghiotto anche nella sola città di Roma e la cupola è talmente potente da deviare in sede di bilancio pluriennale risorse in favore delle strutture di accoglienza. Gli inquirenti sottolineano la “capacità del sodalizio indagato, di interferire nelle decisionidell’Assemblea Capitolina in occasione della programmazione delbilancio pluriennale 2012/2014 e relativo bilancio di assestamento di Roma Capitale, avvalendosi degli stretti rapporti stabiliti con funzionari collusi dell’amministrazione locale, al fine di ottenere l’assegnazione di fondi pubblici per rifinanziare “i campi nomadi”, la pulizia delle “aree verdi” e dei “Minori per l’emergenza Nord Africa”, tutti settori in cui operano le società cooperative di Salvatore Buzzi”.

Buzzi: “Solo in quattro sanno quello che succede e sono nell’ordine Bianchini, Marino, Zingaretti e Meta”. Carminati: “E allora vai a battere co’ questi”

All’epoca dei fatti alla guida del dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della salute del Comune di Roma (che gestisce la questione immigrati) c’era Angelo Scozzafava, con il quale la “cupola” aveva ottimi rapporti: “Le indagini hanno evidenziato l’ipotesi di una remunerazione dell’attività funzionale di costui da parte di gruppo criminale  – scrivono gli inquirenti – con la promessa dell’assegnazione di un appartamento in una cooperativa” perché “Scozzi” come lo chiamano i sodali, “si fa promotore di attività a favore del gruppo presso altri organi dell’amministrazione comunale, per spingere su finanziamenti a favore del campo nomadi“. Ma dopo le elezioni comunali del 2013 le cose cambiano: il 14 giugno 2013 Buzzi raccontava al telefono a Carminati di trovarsi al Campidoglio “in giro per i Dipartimenti a saluta’ le persone”. La decisione veniva accolta favorevolmente accolta dall’ex Nar che riteneva necessario “vendere il prodotto amico mio, eh. Bisogna vendersi come le puttane ades…adesso”. A quel punto Buzzi raccontava la difficoltà di muoversi nell’ambito della nuova situazione politica romana in quanto in quel momento “solo in quattro sanno quello che succede e sono nell’ordine Bianchini,Marino, Zingaretti e Meta“, e Carminati rispondeva in maniera eloquente: “E allora mettiti la minigonna e vai a batte co’ questi, amico mio”.

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Gioielliere sparò e uccise un rapinatore, la procura di Milano: “Legittima difesa”

L’uomo, con un regolare porto d’armi, era stato indagato come atto dovuto per eccesso colposo in legittima difesa. Ora la richiesta di archiviazione. “La fine di un incubo”

Per la procura di Milano è stata legittima difesa. Il pm Grazia Colacicco ha chiesto l’archiviazione per Rodolfo Corazzo, il gioielliere che la sera dello scorso 24 novembre a Rodano nel milanese, ha ucciso, sparando alcuni colpi pistola, un rapinatore albanese entrato nella sua casa insieme a due complici, ancora latitanti, i quali avevano anche minacciato la figlia di 11 anni. “E’ la fine di un incubo – è stato il primo commento dell’uomo – ringrazio la magistratura per la sensibilità e i carabinieri di Pioltello e Monza che dopo quella sera sono passati innumerevoli volte sotto casa mia. Di sera mia figlia è ancora un po’ scossa e spaventata”.

 

L’uomo, con un regolare porto d’armi, era stato indagato come atto dovuto per eccesso colposo in legittima difesa. “Non mi sento un eroe – aveva dichiarato – ho sparato per legittima difesa. Non ho paura o sensi di colpa, ho solo difeso la mia famiglia ma dispiace, lo avrò sulla coscienza per molto tempo, non avevo intenzione di togliergli la vita ma è capitato”. La sua vicenda avevaacceso il dibattito sulla legge sulla legittima difesa ed era stata calvalcata con forza dalla Lega. Era stata inoltre accostata a quella del pensionato Francesco Sicignano, indagato per omicidio volontario per aver ucciso un ladro di 22 anni nella sua villetta di Vaprio d’Adda, poi candidato al Comune di Milano per Forza Italia senza essere eletto.

Il bandito ucciso era un pericoloso ricercato, condannato all’ergastolo per omicidio ed evaso due volte. La ricostruzione della dinamica e il curriculum del rapinatore morto avevano fatto dire al procuratore aggiunto Alberto Nobili, già poche ore dopo i fatti, “siamo nell’ambito della legittima difesa”. L’uomo Valentin Frokkaj, albanese 37enne, era un ricercato evaso nel maggio 2014 dal carcere Pagliarelli di Palermo dove stava scontando una condanna all’ergastolo per l’omicidio di un connazionale commesso a Brescia e la sua fuga causò una gigantesca caccia all’uomo. Il 37enne era già evaso nel 2013 dal carcere di Parma (insieme con un altro detenuto albanese) ma era stato catturato l’anno dopo dai carabinieri di Cassano d’Adda (Milano).

“Gli avevo dato tutto – aveva raccontato Corazzo ricostruendo i momenti della rapina –  ma loro insistevano minacciandomi. Hanno cercato anche di intimidire mia figlia di 11 anni, l’hanno portata al piano di sopra e le hanno detto: ‘Se tuo papà non ci dice dove sono i soldi gli taglieremo le dita’”. In tutto la famiglia è stata tenuta ostaggio un’ora e mezza: “Hanno sparato sei colpi con una pistola che io avevo nel caveau, io ho sparato solo tre colpi, i primi due sono andati a vuoto, con il terzo ho colpito uno di loro, ma senza prendere la mira”. La conclusione dell’uomo era stata: “Grazie a Dio avevo un’arma addosso, se non fossi stato armato ci avrebbero uccisi, ne sono certo”.

 

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