Non chiamatele “Morti Bianche”!

Condivido questo appello di Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Una battaglia di civiltà si combatte anche con le parole.

Il 2019 è appena iniziato e già ci sono 5 morti sul lavoro. Nella giornata di ieri sono morti 3 agricoltori, 2 schiacciati dal trattore e un terzo cadendo dal fienile, da un’altezza di 4 metri!

Ancora troppi mezzi d’informazione, chiamano queste morti con il termine improprio “morti bianche” o peggio ancora  “tragiche fatalità”. Sono due termini che mi sconcertano moltissimo. Vorrei rivolgere un appello al mondo dell’informazione: non chiamate più le morti sul lavoro con i termini impropri “morti bianche” e “tragiche fatalità “.

Sono due termini che mi offendono, e offendono in particolar modo i familiari e la memoria delle vittime sul lavoro. Queste morti non sono mai dovute al fato o al destino cieco e beffardo, ma si determinano perché, in molti luoghi di lavoro, non vengono rispettate neanche le minime norme per la sicurezza sul lavoro. Queste non sono “morti bianche”, quasi fossero candide, immacolate, innocenti, ma sono morti sporche, anzi sporchissime! In queste morti c’è sempre un responsabile, a volte più di uno. E’ anche partendo dal linguaggio, che si combatte una battaglia per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro.

Marco Bazzoni, Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Barberino Tavarnelle (Firenze)

IMPORTANTE: Chi vuole aderire all’appello, invii un’email con nominativo, azienda, qualifica e città a: [email protected]