Le centrali geotermiche sono un problema economico, ambientale e sanitario

di Paolo Ermani – Il futuro prossimo dell’energia sarà decentralizzato, in cui ognuno potrà produrre tutta o gran parte dell’energia che gli serve. Le tecnologie per fare ciò con le energie rinnovabili esistono già da molti anni, le competenze e le conoscenze pure ma per i grandi produttori di energia uno scenario del genere è da incubo.

Se ognuno infatti si autoproduce l’energia e magari scambia le eccedenze usando un sistema di micro reti collegate fra loro, a chi vendono l’energia i grandi gruppi energetici? E’ evidente che per loro sarebbe la catastrofe e tentano di scongiurare in tutti i modi che si vada in questa direzione. Il loro modo di agire per non perdere laute fette di torta, è di far credere che da inquinatori incalliti e devastatori del pianeta quali sono, diventino improvvisamente delle colombelle che proteggono l’ambiente. E così veniamo bombardati da spot e pubblicità di ogni tipo in cui tra l’altro si vedono bambini modello Greta Thunberg che sognanti si avviano verso un meraviglioso futuro fatto di energia pulita. Infatti i grandi inquinatori molto opportunisticamente nei loro pacchetti energia adesso offrono anche l’opzione rinnovabile, non mollando ovviamente i combustibili fossili che sono il loro vero core business. Ma la reale soluzione è una fornitura solo ed esclusivamente da energie rinnovabili come propone l’interessante iniziativa partita dal basso di è nostra.

In passato i grandi produttori di energia avevano tentato di spacciare per rinnovabile pure il nucleare, peccato per loro che l’uranio non cresce come le margheritine ma è esauribile quindi niente affatto rinnovabile. Adesso si rivolgono ad energie rinnovabili assai discutibili come le centrali a biomassa e alcuni tipi di centrali geotermiche, perché il loro obiettivo è sempre lo stesso, devono vendere energia e fare profitto a tutti i costi, non importa come e con cosa. Esaminando il settore delle centrali geotermiche, la Toscana è la regione cavia e in particolare la zona dell’Amiata nell’alto grossetano. Comitati in difesa dell’ambiente e delle salute, stanno portando avanti molte proteste che hanno avuto anche una eco europea grazie al lavoro del deputato Dario Tamburrano che si è espresso con parole assai chiare:

“Le centrali geotermiche italiane, per ora tutte situate in Toscana, ricevono gli incentivi per le energie pulite ma emettono più gas serra di omologhe centrali termoelettriche alimentate da un combustibile fossile come il gas naturale. Emettono anche enormi quantità di sostanze pericolose per l’ambiente e la salute come mercurio, idrogeno solforato, ammoniaca. Mercurio, tallio, arsenico, cadmio, cobalto eccetera sono presenti in concentrazioni spaventosamente anomale nel sangue e nelle urine della popolazione. Esistono dati a sostegno della tesi (non accettata dalla Regione Toscana) secondo la quale l’attività geotermica sul Monte Amiata ha ripercussioni sulla falda sotterranea idropotabile, dalla quale attinge un acquedotto. L’aumento dell’arsenico nell’acqua è già all’esame dell’Unione Europea.”

Inoltre servono enormi quantità di acqua anche nella fase di esplorazione e tutto questo laddove con i cambiamenti climatici, la siccità è un problema sempre più grave. A ciò si aggiunge anche il rischio di abbassamento delle falde acquifere, frane, smottamenti e terremoti dovuti alle attività nel sottosuolo. Da non sottovalutare poi le dispersioni in rete che ha qualsiasi produzione energetica centralizzata e il pesante impatto sul territorio anche dal punto di vista paesaggistico. In alcuni casi poi non si può nemmeno parlare propriamente di energia rinnovabile poiché il calore che sale dai pozzi può esaurirsi e quindi si è costretti a scavare nuovi pozzi. Va da sé che installare centrali simili mette in seria crisi anche le attività di accoglienza turistica e agricole.

Le compagnie energetiche ben conoscendo i gravi problemi che provocano, danno incentivi ai Comuni per cercare di barattare salute, prosperità del luogo e ambiente con i soldi. Incuranti dei danni che arrecano, queste compagnie con in primis l’Enel, vogliono continuare ad installare altre centrali in Toscana sia nella zona dell’Amiata, già pesantemente provata, sia ampliare le installazioni anche su Lazio e Umbria.

La beffa oltre il danno è che costruire nuove centrali di questo tipo, non serve assolutamente a niente dal punto di vista strettamente energetico. La potenza elettrica installata in Italia infatti è già quasi il doppio di quello che ci serve normalmente, è quindi assurdo oltre che costoso e dannoso continuare a costruire centrali che producono una energia elettrica di cui non abbiamo alcun bisogno. Anzi sarebbero da eliminarne una serie di centrali esistenti essendo inquinanti, inutili e che gravano pesantemente sui costi delle bollette.

Da un punto di vista occupazionale poi qualsiasi centrale una volta installata dà pochissimi posti di lavoro paragonati ai molti che si creano con gli interventi di risparmio energetico e con le energie rinnovabili decentralizzate. E’ quindi chiaro che vanno tolti gli incentivi per chi produce da rinnovabili “sporche” e dati direttamente alle amministrazioni pubbliche con l’obbligo di fare formazione e promuovere la coibentazione degli edifici e il risparmio energetico riducendo drasticamente tutti gli sprechi.

Una volta agito in questo modo si potrà autoprodurre quel poco di energia di cui si necessita utilizzando le vere energie rinnovabili che non hanno pesanti ripercussioni su economia, salute delle persone e ambiente.

L’AUTORE

Paolo Ermani – Scrittore, formatore, consulente energetico, ideatore di progetti innovativi in ambito lavorativo e ambientale. Da metà degli anni ottanta si occupa di ambiente, energie rinnovabili, risparmio energetico e idrico, uso razionale dell’energia, tecnologie appropriate a cui poi ha aggiunto tematiche relative agli stili di vita, all’economia, il lavoro, l’alimentazione, l’agricoltura, la facilitazione. Ha lavorato e si è formato nei più importanti centri europei per le tecnologie alternative. Fra le centinaia di iniziative che ha realizzato è tra i fondatori dell’associazione Paea, del giornale web Il Cambiamento e del progetto sul lavoro Ufficio di Scollocamento. E’ autore dei libri: Pensare come le montagne (scritto con Valerio Pignatta), Ufficio di Scollocamento (scritto con Simone Perotti), Solo la crisi ci può salvare (scritto con Andrea Strozzi).

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