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Catania: Bimbo di 18 mesi muore dopo vaccino anti-meningite

Un bimbo di appena 18 mesi è morto la scorsa notte nel suo lettino. Tre giorni fa era stato sottoposto al vaccino antimeningococco di tipo C. Il fatto è avvenuto la scorsa notte a Palagonia, nel Catanese. Sul caso sta indagando la magistratura di Caltagirone che chiarirà le cause della morte del bimbo. Il sostituto procuratore della Repubblica Fabio Salvatore Platania ha disposto il sequestro della salma del bimbo e ha affidato al medico legale l’autopsia. Coinvolti anche i carabinieri del Nas di Catania per verificare se la causa della morte del bimbo sia attribuibile al vaccino. Il piccolo, l’altra notte, mentre era in casa con i genitori, a Palagonia, ha accusato un malore e per lui non c’è stato nulla da fare: è morto. L’inchiesta della procura di Caltagirone affidata a Platania, coadiuvata dai carabinieri del Nas, servirà a chiarire se la morte dei piccolo sia legata al vaccino, recentemente somministrato, o ad altre cause. La procura, inoltre, ha disposto l’acquisizione di tutti gli atti relativi alla morte del piccolo, dalla conservazione del vaccino agli effetti mostrati dopo la somministrazione avvenuta tre giorni fa. L’Asp di Catania ha avviato, in via precauzionale, la sospensione del lotto di vaccino contro il meningococco in tutta la provincia, dopo la notizia della morte di un bambino di 18 mesi a Palagonia. Inoltre, l’Asp ha inoltrato una segnalazione agli organi di sorveglianza dell’Aifa – Agenzia italiana del farmaco per altre verifiche e ulteriori accertamenti.

 

IL CASO IN TOSCANA
È sempre precauzionalmente in Terapia intensiva all’ospedale Pediatrico Meyer il bambino di 3 anni colpito da meningococco C, che ricoverato a Empoli è stato successivamente trasferito a Firenze. Laa fase acuta si è spenta e i sanitari, pur non sciogliendo la prognosi, sono cautamente ottimisti circa l’evolversi della situazione. «È vigile e tranquillo e risponde bene alle terapie», dicono dal Meyer. Dal laboratorio dell’ospedale arriva anche la conferma che si tratta di una forma settica da meningococco ST11, variante più aggressiva e a volte letale. Il rapido ricovero all’ospedale di Empoli e il trasferimento al Meyer, e soprattutto il fatto che il bambino fosse vaccinato dal 2014 per il meningococco C, sono riusciti a fermare il diffondersi dell’infezione. «Dunque il vaccino non ha fallito, ma ha protetto il bimbo». Come afferma Gabriele Mazzoni, responsabile dell’Unità funzionale igiene pubblica della zona empolese, «a fronte di una copertura vaccinale molto alta in tutta la regione Toscana nei bambini al compimento del primo anno di vita, questo è il primo caso di sepsi meningococcica che osserviamo fino all’età di 9 anni».

iltempo.it

Orrore nel convento di suore: docce gelate ai bimbi e vomito da mangiare

Costretti a fare docce gelate, a dormire al freddo senza le coperte, a rimangiare il loro vomito e anche a subire molestie sessuali. Un incubo quello vissuto dai bambini ospiti di una casa famiglia per minori a Rocca di Papa, Castelli Romani. A gestire la struttura erano tre suore sudamericane, tutte condannate dal tribunale di Velletri con accuse di maltrattamenti. Le indagini sono cominciate dopo la denuncia della mamma di due bambini: secondo la signora S.D. le suore picchiavano i bimbi, che tenevano mal vestiti e che obbligavano a dormire senza coperta nonostante il freddo. Questo perché uno di loro faceva la pipì nel letto di notte e le suore non avevano voglia di rilavare ogni giorno le coperte.

Secondo il racconto dei testimoni erano tante e terribili le angherie subite dai piccoli ospiti. Si parla anche molestie sessuali. Una delle tre suore è infatti accusata di aver intrattenuto rapporti sessuali con un minore all’interno della casa famiglia e per questo è stata condannata a cinque anni e sei mesi di reclusione e le è stato vietato di riprendere a lavorare con minori per tutta la durata della sua vita. La sorella gemella è stata condannata a due anni di carcere, mentre la terza suora a un anno e 11 meni. Le ultime due, come previsto dalla legge, godranno della sospensione della pena.

La prima denuncia è arrivata nel 2007, poi un’altra nel 2009 e infine una nel 2011. In tutti quegli anni le suore hanno continuato a gestire la casa famiglia e, probabilmente, anche i maltrattamenti sono proseguiti. “Abbiamo inoltre ascoltato il racconto di Alex, oggi maggiorenne e detenuto per furto d’auto, che raccontava di come negli anni abbia subito le attenzioni sessuali da parte della suora”, ha raccontato Erika Iannucci, avvocato di parte civile di una delle madri dei bambini. “Sono soddisfatta che la struttura sia chiusa ma i miei figli sono seguiti da due psicologici per i danni subiti, niente potrà riparare a questo”, ha dichiarato al Messaggero una mamma.

fanpage.it

I genitori pregano per lui invece di chiamare l’ambulanza: bimbo di 7 anni, muore di setticemia

Aveva solo 7 anni, il piccolo Seth, morto di setticemia, ma anche a causa della negligenza dei suoi genitori che invece di chiamare l’ambulanza, hanno preferito pregare per la sua salute. Il bambino è stato anche presumibilmente lasciato solo con il fratello maggiore di 16 anni nel week end precedente alla sua morte, poiché la mamma e il papà sono andati fuori città per un matrimonio.

Timothy e Sarah Johnson, i genitori di Seth, di Plymouth, in Minnesota, sono stati accusati di abbandono e sono dovuti comparire in tribunale questo mese, come riporta The Independent.

“Non possiamo comprendere come un genitore possa lasciare un figlio malato di sette anni malato a casa per andare via per un week-end”, ha detto il procuratore della contea di Hennepin, Mike Freeman. “Né riusciamo a comprendere come i genitori si siano rifiutati di tornare a casa la domenica mattina per prendersi cura di loro figlio malato quando sono stati informati che le sue condizioni erano molto gravi”.

“Né riusciamo a capire perché i genitori non hanno chiamato un’ambulanza per ottenere immediatamente assistenza medica quando finalmente sono tornati a casa la domenica sera. I Johnsons, naturalmente, si dicono innocenti. Ma stiamo utilizzando tutte le risorse a nostra disposizione per dimostrare il contrario”.

Nelle cinque pagine di rapporto la corte ha spiegato che la coppia aveva preso in affido il bimbo quando aveva 3 anni, adottandolo all’età di quattro anni. I genitori sostengono che il comportamento di Seth nelle settimane precedenti alla sua morte era cambiato: si destava spesso dal sonno, aveva sviluppato vesciche sulle gambe, lesioni sui talloni, aveva bisogno di quasi due ore per finire un pasto e talvolta era caduto dalle scale.

Ma a quanto pare i Johnsons non hanno mai richiesto un aiuto medico perché hanno “problemi con l’andare dai medici”. Lo stesso hanno fatto la domenica sera, quando di ritorno dal matrimonio, hanno trovato Seth molto debilitato e invece di chiamare un’ambulanza, gli hanno fatto un bagno, messo a letto e pregato per la sua salute.

huffingtonpost

Valverde (CT) I genitori si separano, 14enne si impicca in casa della madre

I genitori si separano, 14enne si impicca in casa della madre

Una quattordicenne si è tolta la vita, impiccandosi nella sua stanza nella casa in cui abitava assieme alla madre a Valverde. Secondo quanto si è appreso, soffriva per la separazione dei genitori. La ragazza ha lasciato un biglietto che spiegava a mamma e papaà il suo drammatico gesto e per sottolineare che non era colpa loro.

Ha lasciato una lettera con parole di saluto e ha chiesto alla madre di trasmetterle ai suoi amici. Il fatto è successo intorno a mezzanotte e la madre l’ha scoperto al rientro a casa.

Quando i medici del 118 sono giunti in casa era già morta per asfissia. Secondo il procuratore della Repubblica Carmelo Zuccaro: “C’erano delle fragilità pregresse nella ragazzina, i cui genitori si erano separati cinque anni fa, ma cerchiamo la causa scatenante del suicidio, che al momento non emerge con chiarezza. Che sia un suicidio non ci sono dubbi, anche alla luce della lettera di spiegazioni che la ragazza ha lasciato. Non emergono problemi di scuola o di relazione. Attendiamo il rapporto dei carabinieri della compagnia di Gravina di Catania per avere un quadro più chiaro anche sul movente”.

“Siamo vicini alla famiglia in un momento di così grande dolore, frutto di un disagio giovanile che a volte non si riesce neppure a percepire. La nostra comunità, sconvolta, è vicino ai suoi familiari”. Così il sindaco di Valverde, Saro D’Agata, ha commentato la notizia.

cataniatoday.it

 

Il dramma di Angelo, morto di freddo in strada. Aveva chiesto aiuto al sindaco in TV

AVELLINO – E’ stato trovato all’interno del Mercatone di Avellino in via Quattrograne, il corpo senza vita di Angelo Lanzaro, 43enne senza fissa dimora, originario di Visciano in provincia di Napoli. Angelo, aveva una compagna e 3 figli. Da circa un anno, però, aveva avuto enormi difficoltà che lo avevano costretto a vivere di stenti, accampandosi nella struttura abbandonata e malridotta. Con lui vivevano altri due uomini coi quali condivideva un’amicizia nata proprio nella disperazione.
 
A determinare la morte dell’uomo è stato proprio l’abbassamento drastico delle temperature di questi giorni. Angelo non ha retto al freddo: questa mattina Sergio,uno dei suoi amici che gli dormiva di fianco, lo ha visto livido, ha cercato di rianimarlo, ma ormai non c’era più nulla da fare.Una tragedia annunciata perché tutti sapevano dei senzatetto che vivevano al freddo e nello sporco della struttura. Dormivano uno accanto all’altro Sergio e Angelo da almeno un anno, e con loro un rumeno che lì dentro invece dorme da 10 anni.
 
In quel dedalo infernale del Mercatone, in quel profondo inferno di disperazione ha trovato la morte. Non ha retto al crollo termico. I tre amici tentavano di farsi coraggio in quel box. Poi, stamattina, la tragedia.Il 43enne in un video denuncia a dicembre all’emittente irpina Tele Nostra aveva chiesto aiuto al Sindaco per la sua situazione. Un appello che però è rimasto inascoltato e questa notte Angelo ha lasciato la moglie e i suoi tre figli a cui tanto desiderava regalare un Natale da famiglia normale. In tanti ora chiedono le dimissioni del sindaco Foti e della sua giunta: “un obbligo per chi ha coscienza e dignità”.

L’INTERVISTA DI ANGELO A TELE NOSTRA

ilmeridianonews.it

Tornano dal cenone e trovano lago di sangue

Olbia, 01 Gennaio 2017 – Tornare a casa dopo il cenone di Capodanno e trovare un lago di sangue. È ciò che è successo a una giovane coppia olbiese residente in una traversa di via Barcellona. Una visione apocalittica e terribile che ha fatto pensare al peggio poiché in quella casa vive uno splendido e amatissimo pastore tedesco: Zelda.

Un ignoto malvivente, infatti, si era introdotto nella casa dei due giovani e l’unica traccia degli eventi era un immenso lago di sangue: della bellissima Zelda non c’era alcuna traccia. Immediato l’appello dei padroni su Facebook che in pochissime ore ha raccolto più di 1000 condivisioni e quasi 300 commenti. L’obiettivo era quello di trovare il cane nel più breve tempo possibile. Il sangue sul pavimento faceva pensare a cose terribili: Zelda ferita a coltellate, Zelda in difficoltà, Zelda che nel difendere la sua casa ha la peggio.

In poche ore la città si è mobilitata per questo splendido cane e alla fine il mistero è stato risolto: Zelda è stata trovata, ma in ottima salute. Il sangue a terra non era il suo, ma dell’incauto ladro che ha provato a rubare all’interno di una casa difesa da un diretto discendente del lupo selvatico. Zelda, infatti, ha difeso la sua casa con tutta sé stessa e ad avere la peggio è stato proprio il ladro che, fuggendo, ha lasciato una scia di sangue fino a Piazza Nassirya.

Del ladro, al momento, nessuna traccia: è probabile, però, che a causa delle ferite riportate debba ricorrere alle cure dei medici e a questo punto, identificarlo non sarà difficile.

++ Aggiornamenti ++

Ore 14:00 – La casa teatro di quello che a prima vista sembrerebbe essere un tentativo di furto andato male è sotto la lente di ingrandimento della Polizia, la quale ha aperto un’indagine. La Scientifica si è recata sul posto e ha setacciato il luogo del ‘delitto’. In particolare, gli agenti si sono concentrati sul sangue. Le tracce ematiche non si trovano solo nella casa, ma anche all’esterno e fanno intuire il percorso fatto dal presunto ladro morsicato. È possibile che Zelda, dopo aver difeso la sua casa, abbia inseguito l’uomo all’esterno della stessa dando vita ad un vero e proprio braccaggio. Gli inquirenti stanno visionando le immagini catturate dalle telecamere a circuito chiuso della zona. In particolare potranno essere molto utili quelle di Piazza Nassirya.

olbia.it

Roma, festeggia il Capodanno lanciando la moglie dalla finestra

Roma, festeggia il Capodanno lanciando la moglie dalla finestra

ROMA – E’ stata spinta fuori dalla finestra per dare il “benvenuto” all’anno nuovo. E’ accaduto pochi minuti dopo l’inizio del 2017, “una follia” scrive RomaToday “che poteva tramutarsi in una morte senza senso”. Ad allertare la polizia sono stati i vicini di casa: la donna, 43 anni, è precipitata sul tetto di un box auto dopo un volo di una decina di metri.

LA CRONACA – Tutto è accaduto intorno alle 3.30 della notte del primo gennaio al civico 6 di via Jacopo Torriti, nel quartiere di Torre Angela. A gettare la donna dalla finestra è stato il marito: a soccorrerla i vigili del fuoco, con l’ambulanza del 118 che ha poi portato la donna al Policlinico Tor Vergata in codice rosso con fratture agli arti inferiori ed al bacino. Nonostante le ferite, non sarebbe in pericolo di vita.

FERMATO IL MARITO – Gli agenti intervenuti, dopo aver soccorso la donna, sono riusciti ad entrare nell’appartamento: lì hanno trovato marito, 43 anni, in stato confusionale. L’uomo è stato fermato e portato in commissariato.

today.it

Non vuole diventare padre a 20 anni: accoltella la fidanzatina incinta e poi le dà fuoco

L’ha uccisa all’ottavo mese di gravidanza, senza pensarci due volte. Protagonista un ventenne, Eren Toben che, in modo agghiacciante, ha tolto la vita alla propria fidanzata e al bimbo che portava in grembo. 

Il motivo del folle gesto sarebbe da ricondurre al fatto che il 20enne non fosse mai stato realmente convinto di diventare padre così giovane.

Per spiegare bene la vicenda dobbiamo fare un passo indietro: tutto risale al gennaio 2014 quando a Berlino (città dei due giovani), la fidanzata di Eren era pronta a dare alla luce il suo primogenito. Il 20enne, non contento e convinto del cambiamento che la sua vita da lì a breve avrebbe preso, decide insieme ad un amico di ingannare la propria fidanzata, Maria, invitandola a fare shopping per il piccolo. Da lì la rapisce e, insieme al complice, la porta in un bosco.

Quello che è successo dopo è sconvolgente: Maria è stata dapprima accoltellata e poi infiammata. È stata lasciata agonizzante e la ragazza è morta poco dopo.

Il corpo fu rinvenuto il giorno successivo da un passante che avvertì la Polizia. Gli inquirenti, poco distante dal cadavere della giovane trovarono il coltello da cucina utilizzato dai due giovani e, grazie alle impronte digitali presenti sull’arma del delitto, risalirono tempestivamente al 20enne e al suo complice.

Come riportato da Metro.co.uk, i due autori sono stati condannati a 14 anni di carcere: “Eren voleva una vita libera da impegni e per lui il crimine era la giusta soluzione. Ha approfittato dell’amore che Maria provava per lui per tenderle un agguato”.

 

Fonte immagine: Metro.co.uk

Articolo di newsicilia.it

RUBA PER SFAMARE FIGLIO DI 4 ANNI: 6 MESI DI CARCERE! NIENTE SCONTI PER UN PADRE DI FAMIGLIA!

Accade in un supermercato di Milano. L’uomo fermato con una fetta d’arrosto, un pezzo di formaggio e una bottiglia d’olio.

Ruba per sfamare il figlio di 4 anni. Il giudice lo condanna a 6 mesi di carcere. Niente sconti per un padre di famiglia!

Accade in un supermercato di Milano. L’uomo fermato con una fetta d’arrosto, un pezzo di formaggio e una bottiglia d’olio.

Cari amici, la storia di Filippo, 34enne, disoccupato e padre di un bambino di 4 anni, è la storia di tanti altri padri di famiglia che, come lui, tentano di sopravvivere come possono.

Filippo, però, dovrà scontare sei mesi di carcere per essersi infilato dentro le tasche e sotto i vestiti una fetta d’arrosto, un pezzo di formaggio e una bottiglia d’olio.

“Ho rubato perché a casa mi aspettava un figlio di 4 anni affamato. Ho chiesto aiuto a tutti. Sono andato anche in Comune chiedendo un posto di lavoro per la grave situazione ma nessuno mi ha aiutato. È vero, ho rubato… ma non sono un ladro. Sono solo un padre di famiglia disperato che per sfamare mio figlio mi sono ridotto a rubare un pezzo di carne ed una fetta di formaggio.”

 

In verità, Filippo era già stato fermato e denunciato – due settimane prima – per aver sottratto pane, latte e una confezione di prosciutto dagli scaffali di un supermercato. Aveva arraffato quello che bastava per sfamare la sua famiglia, giusto per mettere qualcosa nel frigorifero di casa, e per dare da mangiare alla moglie e al figlio di quattro anni.

Processato con rito direttissimo, Filippo era stato condannato a cinque mesi con la condizionale, e liberato con l’obbligo di firma.

Qualche giorni fa, però, l’uomo è stato sorpreso di nuovo mentre tentava di uscire da un supermercato in Viale Padova, Milano. Il direttore del supermercato, una volta accortosi del furto ha  chiamato i carabinieri. Giunti sul posto i militari lo hanno arrestato con l’accusa di furto aggravato.

Vedete, amici, non voglio giustificare chi ruba, ma permettetemi di spezzare una lancia a favore di tutta quella gente disperata che a causa della crisi economica non ha letteralmente cosa mettere in tavola. Quella gente a cui non manca la voglia di lavorare e guadagnarsi da vivere, ma a cui manca la possibilità di farlo.

Il gesto di Filippo è solo il simbolo di una parte dell’Italia che è ridotta veramente in situazioni economiche drammatiche, in totale dissonanza con il denaro pubblico sprecato e male usato, denaro pubblico che potrebbe essere messo a disposizione di quelle povere persone che non hanno cosa mangiare all’ora dei pasti.

 

FONTE

La storia di Sangineto si ripete. E’ successo a Tortora: gatto imbottito di petardi e fatto esplodere. Un’altra terribile pagina nera nella cronaca del nostro Paese.

Ed ecco un’altra terribile pagina nera nella cronaca del nostro Paese. E’ brutale solo a sentirlo raccontare, eppure doveroso parlarne. Quello che è successo a Tortora (CS) ha fatto rabbrividire un’Italia intera. Il 26 Dicembre, giorno di Santo Stefano, la Protezione Civile si è trovata davanti una scena che ha del sadico. Un povero micio è stato imbottito di petardi e fatto esplodere, uccidendolo barbaramente. L’accaduto è avvenuto nella Piazza Giovanni Francesco De Francesco. Un’altra vittima della barbarie umana.

La notizia è apparsa sulla pagina della Community Facebook Cosenza 2.0 ed ha già fatto il giro del web. Mentre tutti erano intenti con i preparativi della festa cittadina dedicata ai Santi, qualcuno, non sappiamo ancora se uno o più individui, ha trucidato questa povera creatura dietro ad un muretto, in una parte isolata della piazza.

Il micio è stato ritrovato con delle bruciature in tutto il corpo ed un petardo ancora inesploso in bocca. Chi ha potuto fare una cosa del genere? A pochi chilometri dal luogo in cui è stato vigliaccamente trucidato il povero Angelo, si è commesso un altro vile e crudele atto di abuso e inumanità. Il vicesindaco ha dichiarato: “A nome del Sindaco, dell’Amministrazione comunale e della nostra comunità, prendo e prendiamo le distanze da un gesto barbaro, imbecille che non trova spiegazioni per come possa essere stato concepito. Faccio fatica a pensare che si possa essere capaci di un’azione così assurda che indigna profondamente. Purtroppo è successo qui, ma l’imbecillità non ha cittadinanza e questo gesto ci disgusta e ci addolora profondamente. Speriamo che chi ha visto e chi abbia modo di testimoniare collabori per scoprire gli autori di questo gesto che non saprei più come definire”.

Nella cittadina di Tortora è sceso il silenzio. Da una parte coloro che hanno paura di passeggiare e magari avere accanto la bestia responsabile, dall’altro l’indifferenza ingiustificata di chi dice “è solo un gatto!”. Ebbene i colpevoli di questo gesto a dir poco rivoltante sono lo specchio dell’ignoranza e dell’inciviltà più radicata. Noi chiediamo giustizia. Speriamo che i responsabili vengano presto identificati e ricevano la giusta punizione. Anche se nulla potrà più portare indietro il piccolo, lui merita giustizia per ciò che ha dovuto subire. Bisogna sensibilizzare, bisogna intensificare i controlli, bisogna mettere un punto definitivo a queste atrocità!

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