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Gli immigrati vanno in pensione dopo 5 anni di contributi,per noi ne servono molti di piu

Assurdo, Gli immigrati vanno in pensione con soli 5 anni di contributi.

Mentre se gli italiani non versano contributi per almeno 20 anni, perdono tutto ciò che si sono conservati!

Questo è tutto ciò che riporta un articolo “La verità” nuovo quotidiano fondato da Maurizio Belpietro sbarcato nelle edicole da qualche giorno.

L’articolo, firmato dalla penna di Francesco Borgonovo, dice: “E’ tutto scritto lì, sul sito dell’Inps. Con tagliente semplicità, quasi con una punta di burocratico compiacimento, viene illustrato il privilegio di cui godono i lavoratori immigrati”.

Continua ancora: “non è vero che gli stranieri lasciano un tesoretto: se tornano a casa possono riprendersi ciò che hanno dato. E senza le restrizioni previste per gli italiani. Riscuotono anche se non hanno effettuato i versamenti minimi”.

Insomma, l’immigrato che ritorna a casa sua non perde i contributi versati.

“Tutt’altro. Ha diritto ad avere una pensione di vecchiaia erogata dall’Inps esattamente come i cittadini italiani. E qui la questione si fa interessante. Il sito dell’Inps spiega che, per “gli extracomunitari rimpatriati” si devono distinguere due casi, “a seconda che la pensione venga calcolata con il sistema contributivo o retributivo”.

Tutto questo è possibile leggerlo sul sito ufficiale dell’Inps per la questione “Trattamenti pensionistici ai lavoratori extracomunitari rimpatriati”.

“in caso di rimpatrio definitivo il lavoratore extracomunitario con contratto di lavoro diverso da quello stagionaleconserva i diritti previdenziali e disicurezza sociale maturati in Italia e può usufruire di tali diritti anche se non sussistono accordi di reciprocità con il Paese di origine”.

In basso al titolo “Pensione di vecchiaia” è scritto: “Si devono distinguere due casi, a seconda che la pensione venga calcolata con il sistema contributivo o retributivo. Nel primo caso, i lavoratori extracomunitari assunti dopo il 1° gennaio 1996, possono percepire, in caso di rimpatrio, la pensione di vecchiaia (calcolata col sistema contributivo) al compimento del 66° anno di età e anche se non sono maturati i previsti requisiti (dunque, anche se hanno meno di 20 anni di contribuzione).
Nel secondo caso, i lavoratori extracomunitari assunti prima del 1996 possono percepire, in caso di rimpatrio, la pensione di vecchiaia (calcolata con il sistema retributivo o misto) solo al compimento del 66° anno di età sia per gli uomini che per le donne e con 20 anni di contribuzione”.

Questo è tutto ciò che riporta il sito ufficiale dell’Inps.

Fonte: web-news24

I genitori pregano per lui invece di chiamare l’ambulanza: bimbo di 7 anni, muore di setticemia

Aveva solo 7 anni, il piccolo Seth, morto di setticemia, ma anche a causa della negligenza dei suoi genitori che invece di chiamare l’ambulanza, hanno preferito pregare per la sua salute. Il bambino è stato anche presumibilmente lasciato solo con il fratello maggiore di 16 anni nel week end precedente alla sua morte, poiché la mamma e il papà sono andati fuori città per un matrimonio.

Timothy e Sarah Johnson, i genitori di Seth, di Plymouth, in Minnesota, sono stati accusati di abbandono e sono dovuti comparire in tribunale questo mese, come riporta The Independent.

“Non possiamo comprendere come un genitore possa lasciare un figlio malato di sette anni malato a casa per andare via per un week-end”, ha detto il procuratore della contea di Hennepin, Mike Freeman. “Né riusciamo a comprendere come i genitori si siano rifiutati di tornare a casa la domenica mattina per prendersi cura di loro figlio malato quando sono stati informati che le sue condizioni erano molto gravi”.

“Né riusciamo a capire perché i genitori non hanno chiamato un’ambulanza per ottenere immediatamente assistenza medica quando finalmente sono tornati a casa la domenica sera. I Johnsons, naturalmente, si dicono innocenti. Ma stiamo utilizzando tutte le risorse a nostra disposizione per dimostrare il contrario”.

Nelle cinque pagine di rapporto la corte ha spiegato che la coppia aveva preso in affido il bimbo quando aveva 3 anni, adottandolo all’età di quattro anni. I genitori sostengono che il comportamento di Seth nelle settimane precedenti alla sua morte era cambiato: si destava spesso dal sonno, aveva sviluppato vesciche sulle gambe, lesioni sui talloni, aveva bisogno di quasi due ore per finire un pasto e talvolta era caduto dalle scale.

Ma a quanto pare i Johnsons non hanno mai richiesto un aiuto medico perché hanno “problemi con l’andare dai medici”. Lo stesso hanno fatto la domenica sera, quando di ritorno dal matrimonio, hanno trovato Seth molto debilitato e invece di chiamare un’ambulanza, gli hanno fatto un bagno, messo a letto e pregato per la sua salute.

huffingtonpost

Agrigento, fermata al volante senza patente, picchia i Carabinieri e scappa: arrestata 76enne

Domenica sera i Carabinieri della Stazione di Ravanusa, in provincia di Agrigento, hanno arrestato una donna di 76 anni e il figlio quarantasettenne per violenza, resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale. La casalinga era alla guida della Volkswagen Golf senza aver mai conseguito la patente. Fermata dai Carabinieri è fuggita provando a forzare il posto di blocco, ma una volta raggiunta si è scagliata assieme al figlio, pastore, sui militari dell’Arma.

I due, già noti alle Forze dell’Ordine, sprovvisti anche della copertura assicurativa e indispettiti dall’accertamento cui erano stati sottoposti, “Senza ragionevole motivazione si scagliavano contro i militari operanti, colpendoli con violenza fisica e procurando loro lesioni per le quali dovevano successivamente ricorrere a cure mediche presso la locale Guardia Medica”. Madre e figlio sono stati accompagnati a casa dove sconteranno gli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida.

ilmessaggero

Mps prestava i soldi ai ricchi, loro non li ridavano ecco i nomi:

Fra i debitori che non hanno onorato i debiti verso il Montepaschi c’è anche Giuseppe Garibaldi. Incidenti che capitano alla banca più antica del mondo. Evidentemente anche in tempi non sospetti, a Siena sentivano il fascino della camicia rossa. Ma soprattutto rivelavano una certa reverenza nei confronti dei poteri forti. Preferibilmente in odore di massoneria.

Nell’archivio della banca c’è questa lettera dell’Eroe dei Due Mondi: «Signor Esattore mi trovo nell’impossibilità di pagare le tasse. Lo farò appena possibile». Correva l’anno 1863 e non sapremo mai il destino di quel debito.

C’è anche da dire che a Siena avevano una certa dimestichezza con i protagonisti del Risorgimento. Fra il 1928 e il 1932, infatti, la banca era entrata in possesso della tenuta di Fontanafredda che Vittorio Emanuele II aveva regalato alla Bella Rosina. Gli eredi se l’erano fatta espropriare per un debito non pagato. Un npl (non performing loans) in versione reale.
Giuseppe Garibaldi e i nipoti della moglie del Re che non poteva diventare Regina. A Siena sono sempre stati molto trasversali nella scelta dei loro clienti. E anche le sofferenze rifiutano il monocolore. Così fra i clienti che non hanno rimborsato figurano la Sorgenia della famiglia De Benedetti e Don Verzè che, grazie anche all’amicizia con Silvio Berlusconi aveva fondato l’ospedale San Raffaele portandolo anche al dissesto con un buco di duecento milioni. Dagli archivi risultava anche, almeno fino all’anno scorso, una fidejussione di 8,3 milioni che il Cavaliere aveva rilasciato a favore di Antonella Costanza, la prima moglie del fratello Paolo. La signora aveva acquistato, per nove milioni, una villa da sogno in Costa Azzurra e poi aveva dimenticato di pagarla. A Siena, però, conoscevano bene la famiglia Berlusconi e si fidavano. Erano stati i primi a credere nella capacità imprenditoriali di Silvio e non se n’erano certo pentiti.

Non altrettanto bene però, sono andate le cose con il gruppo che fa capo a Carlo De Benedetti, l’eterno rivale del Cavaliere. Sorgenia, il gruppo elettrico guidato da Rodolfo, primogenito dell’Ingegnere, ha lasciato un buco da 600 milioni. Le banche hanno trasformato i debiti in azioni. Ora sperano di trovare un compratore. Il cuore di Sorgenia è rappresentato da Tirrenia Power le cui centrali sono localizzate in gran parte fra la Liguria e l’Italia centrale. Naturale che Mps fosse in prima linea nel sostenere l’investimento e oggi a dover contabilizzare le perdite.

Ma i problemi di Mps non si fermano alla Toscana e zone circostanti. La forte presenza in Lombardia attraverso la Banca Agricola Mantovana ovviamente l’ha portata in stretti rapporti d’affari con il gruppo Marcegaglia che ha sede da quelle parti. Fra l’altro Steno, fondatore dell’azienda siderurgica, era stato uno dei soci della Bam che aveva favorito l’ingresso di Siena. Tutto bene fino a quando al timone è rimasto il vecchio. Poi è toccato ai figli Antonio ed Emma. Complice la crisi economica, hanno accumulato un’esposizione di 1,6 miliardi che le banche hanno dovuto ristrutturare aggiungendo altri 500 milioni.

Ma a parte questi nomi eccellenti chi sono gli altri debitori che hanno mandato in crisi la banca più antica del mondo? La ricerca non è facile. Il gruppo dei piccoli azionisti del Monte guidato da Maria Alberta Cambi (Associazione del Buongoverno) ha cercato l’identità delle insolvenze. I dirigenti della banca si sono rifiutati di rispondere schermandosi con le regole della privacy. Qualcosa, però, hanno detto. Non i nomi ma almeno la composizione.

Viene fuori che il 70% delle insolvenze è concentrato tra i clienti che hanno ottenuto finanziamenti per più di 500mila euro. In totale si tratta di 9.300 posizioni e il tasso di insolvenza cresce all’aumentare del finanziamento. La percentuale maggiore dei cattivi pagatori (32,4%) si trova fra quanti hanno ottenuto più di tre milioni di euro. Ovviamente un tasso di mortalità così elevato sulle posizioni più importanti apre molti interrogativi sulla gestione. Anche perché la gran parte dei problemi nasce dopo l’acquisizione di Antonveneta. Prestiti concessi nel 2008 che finiscono a sofferenza nel 2014. Certo sono gli anni della grande crisi. Ma non solo. La scansione dei tempi dice anche un’altra cosa: Mussari e Vigni hanno concesso i crediti. Profumo e Viola hanno dovuto prendere atto che erano diventati fuffa.

liberoquotidiano.it

LA MALATTIA DEGLI ULIVI ERA TUTTA UNA TRUFFA!

Svolta nell’inchiesta della Procura di Lecce sulla diffusione del batterio Xylella fastidiosa. Sono dieci i nomi che sono stati iscritti sul registro degli indagati. Tra loro, oltre a funzionari della Regione Puglia, ricercatori del Cnr e dello Iam e componenti del Servizio Fitosanitario centrale, c’è anche Giuseppe Silletti, comandante regionale del Corpo Forestale, nelle vesti di commissario straordinario per l’emergenza fitosanitaria. Rispondono dei reati di diffusione colposa di una malattia delle piante, inquinamento ambientale colposo, falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, getto pericoloso di cose, distruzione o deturpamento di bellezze naturali.
I nomi sono riportati nel decreto con cui le pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci dispongono il sequestro preventivo d’urgenza di tutte le piante di ulivo interessate dalle operazioni di rimozione immediata come previsto dal Piano Silletti e individuate nell’ordinanza del commissario del 10 dicembre scorso. Sotto chiave sono finiti anche tutti gli ulivi interessati dalla richiesta di rimozione volontaria “sulla base del verbale dell’Ispettore fitosanitario, in cui si rileva la presenza di sintomi ascrivibili a Xylella fastidiosa”, in esecuzione alle previsioni della nota di Silletti del 3 novembre scorso. Inoltre, sono sequestrate tutte le piante di olivo già destinatarie dei provvedimenti di ingiunzione e prescrizione di estirpazione di piante infette emessi dall’Osservatorio fitosanitario regionale. Su quei terreni, ad ogni modo, si consente qualunque intervento colturale che non sia il taglio degli alberi al colletto del tronco o la loro eradicazione.
Il decreto è stato notificato a Silletti nel pomeriggio del 18 dicembre dagli agenti del Nucleo ispettivo del Corpo Forestale dello Stato.
Gli altri indagati sono l’ex e l’attuale dirigente dell’Osservatorio fitosanitario regionale, Antonio Guario e Silvio Schito; Giuseppe D’Onghia, dirigente del Servizio Agricoltura Area politiche per lo sviluppo rurale della Regione Puglia; Giuseppe Blasi, capo dipartimento delle Politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale del Servizio fitosanitario centrale; Vito Nicola Savino, docente dell’Università di Bari e direttore del Centro di ricerca Basile Caramia di Locorotondo; Franco Nigro, docente di Patologia vegetale presso Università di Bari; Donato Boscia, responsabile della sede operativa dell’Istituto per la protezione sostenibile delle Piante del Cnr; Maria Saponari, ricercatrice presso lo stesso istituto del Cnr; Franco Valentini, ricercatore presso lo Iam di Valenzano.
Nelle 58 pagine di decreto, viene ripercorsa l’intera vicenda, a partire dalla prima segnalazione dei sintomi di disseccamento degli ulivi, già dal 2004-2006 e poi nel 2008. All’inizio, però, si attribuirono le cause solo alla lebbra dell’olivo, per la quale, tra il 2010 e il 2012, sono stati anche avviati campi sperimentali “per testare prodotti non autorizzati” per combattere la malattia e per il diserbo degli oliveti con fitofarmaci Monsanto. Nelle varie tappe anche i primi convegni italiani su Xylella, come quello nell’ottobre 2010 presso lo Iam di Bari.
Infine, le analisi, fatte svolgere dalla Procura su ulivi di San Marzano (Ta) e Giovinazzo (Ba), con gli stessi sintomi delle piante salentine. Hanno dato esito negativo. E per gli inquirenti questa è la prova per cui “la sintomatologia del grave disseccamento degli alberi di ulivo non è necessariamente associata alla presenza del batterio, così come d’altronde non è , ancora allo stato, dimostrato che sia il batterio, e solo il batterio, la causa del disseccamento”.

PAURA IN CALABRIA:AVVISTATO STRANO ESSERE A GAMBARIE DURANTE NEVICATA

Misteriosa creatura avvistata qualche ora fa a Gambarie durante la nevicata che sta imperversando in tutto l’Aspromonte. Si tratterebbe di Mothman, la figura mitologica americana.
Il testimone P.F. originario di Pettogallico che ha immortalato col suo smartphone lo strano essere non ha dubbi: “Ero sul balcone della mia Villa a Gambarie insieme ad altre persone ad ammirare la nevicata mentre arrostivamo patate. È pomeriggio tardi, il cielo è cupo, non ci sono alberi che ostacolino la vista ed in quel momento vedo qualcosa muoversi. A una distanza di qualche centinaio di metri vi è una creatura marrone scuro, più larga di qualunque uccello che abbia mai visto, più di due metri, dall’aspetto umano ma con una cresta in testa. Le ali erano simili a quelle di un pipistrello e le sbatteva lentamente e regolarmente. Ho avuto una paura immane”.
La leggenda dell’Uomo Falena nasce in America alla metà degli anni Sessanta, quando un gruppo di cinque uomini avvistò una figura dalle dimensioni di un uomo, con ali e grandi occhi rossi luminosi.
A partire da quel momento gli avvistamenti di questa creatura non meglio identificata si susseguirono a una velocità allarmante, in vari punti del Paese, soprattutto in Virginia, fino a culminare nel disastro del Silver Bridge nel West Virginia, il ponte sul fiume Ohio.
Il 15 dicembre 1967 il ponte crollò provocando la morte di quarantasei persone. Si dice che il Mothman, l’Uomo Falena, fosse lì al momento del disastro, e da allora la sua presenza è sempre stata foriera di disgrazie e sciagure, come se fosse un angelo annunciatore di morte.
Una delle ultime presunte apparizioni dell’Uomo Falena, infatti, risale proprio il giorno della tragedia delle Torri Gemelle, l’11 settembre 2001. Alcune foto ritrarrebbero questa figura alata che si libra tra una torre e l’altra.
Il fatto quindi che ci siano stati alcuni avvistamenti in Italia inizia quindi a preoccupare chi crede che l’Uomo Falena sia un annuncio di disgrazie. Alcuni criptozoologi calabresi affermano che stia preannunciando il catastrofico terremoto che colpirà lo Stretto nel 2017.
fonte Ansa-Press

Dove Finiscono Le Auto Invendute? Ecco Le Impressionanti Immagini Dei Cimiteri Di Macchine

I produttori di automobili immettono annualmente sul mercato un numero di nuove macchine superiore alla reale domanda dei consumatori, creando un surplus difficile da smaltire.

Ma allora dove vanno a finire le automobili in eccedenza? In tutto il mondo esistono dei veri e propri “cimiteri di macchine”… Le immagini sono impressionanti e non possono non far riflettere sugli sprechi della nostra società.

Migliaia di automobili invendute nella città di Sheerness, Gran Bretagna

E a Swindon, sempre in Gran Bretagna

Roma, a San Pietro carabinieri pagano l’albergo a una profuga e alla sua bambina

Roma è anche questo: due carabinieri in servizio che salvano una donna accovacciata sotto al colonnato di San Pietro, che stringe la figlioletta, in una notte a temperature sotto lo zero e decidono di diventare i suoi “angeli custodi”. La donna si chiama Mireille e ha 33 anni e la sua bambina di anni ne ha tre. Vengono dal Congo e in Italia è una rifugiata politica ma ancora non ha un lavoro nè una casa, così, spesso, si appoggia a centri per stranieri o nei conventi della città. Due notti fa però nessuno poteva ospitare lei e la sua piccola. E Mireille, come riportato dal settimanale Famiglia Cristiana, senza chiedere nulla a nessuno si è sistemata sotto il colonnato stringendo a sè la sua bambina.

I due carabinieri angeli di pattuglia sono stati contattati dalla casa famiglia “Suore della Redenzione Villa Mater Admirabilis”. “C’ è qualcuno che ha bisogno di voi”. Mireille aveva bussato alla porta di quella casa d’ accoglienza come ultima spiaggia per chiedere di trascorrere la notte, ma il posto proprio non c’era. «Cercare quella donna, noi abbiamo dovuto dirle di no non avevamo posto”. È iniziata così una corsa contro il tempo per trovare un tetto a madre e figlia. Mireille era stata dimessa da poco dall’ ospedale, i servizi sociali del Comune capitolino, allertati dalla donna, non hanno potuto fornirle assistenza per la notte.

Ecco quindi che i due carabinieri della compagnia San Pietro si mettono in moto e, dopo aver fatto salire in auto la congolese e la sua bambina, cominciano a girare per trovare una sistemazione. Quindi l’idea dei due di regalare un Capodanno di calore a Mireille e alla piccola. In gazzella si dirigono all hotel Marc’Aurelio,

un albergo in via Gregorio XI nel quartiere Boccea. «La signora e la bambina sono nostre ospiti» hanno detto i due militari dell’ Arma al portiere di notte. I due carabinieri della Compagnia San Pietro prenotano e pagano una camera matrimoniale, poi una volta fatte accomodare al caldo, vanno a coprare latte, biscotti, vestiti e un pasto.

La donna li ha ribattezzati gli “angeli della notte”. E i due militari angeli lo sono stati davvero.

roma.repubblica.it

 

Sculacciate ai bambini addio: in 52 Paesi sono vietate per legge

BUONE notizie per i bambini francesi. Il parlamento ha appena approvato il divieto di sculacciata, nei confronti delle piccole pesti, da parte di maestri e genitori. Un trionfo per i sostenitori della “non violenza” fisica. La Francia si aggiunge così ad una lista di 51 Paesi, già da tempo contrari a qualsiasi forma di punizioni corporali considerate inutili. Di più: dannose. La prima a schierarsi contro la sculacciata free, nell’ormai lontano 1979, era stata la Svezia. Seguita nel 1983 dalla Finlandia. Quindi negli anni sono arrivati la Tunisia, la Polonia, il Lussemburgo, l’Irlanda, l’Austria e molti altri Stati in tutto il mondo. Ultimi della lista, nel 2016, Mongolia, Paraguay e Slovenia. Nel 2014 è toccato alla nostra vicina di casa, la Repubblica di San Marino.

E in Italia? Pur non esistendo un’apposita norma, una sentenza della Corte Costituzionale del 1996 si è espressa contro l’uso di percosse (sculacciata compresa) nei confronti dei bambini. Anche se per un quarto dei genitori italiani, secondo una ricerca di Save the Children del 2012, la sculacciata è ancora considerata come un valido gesto educativo. E persino il Papa, nel febbraio di due anni fa, aveva sdoganato la sculacciata creando non poche polemiche.

La decisione del parlamento francese arriva dopo che nel 2015 il Paese era stato simbolicamente condannato dal Consiglio d’Europa perché ancora carente di una “legge che vietasse in modo chiaro, vincolante e preciso le pene corporali tra cui schiaffi e sculacciate violando l’articolo 17 della Carta europea dei diritti sociali”. Con il nuovo anno genitori e insegnanti dovranno accontentarsi, al massimo, di una bella ramanzina punitiva. Diversa la situazione nei paesi anglosassoni dove metà dei genitori sono ancora pro scappellotto.

Ma cosa ne pensano gli educatori di una legge ad hoc che salvaguardi i più capricciosi? Per Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra, professore e presidente del CAF Onlus Centro Aiuto al Bambino Maltrattato: “Queste leggi sono utili quando nell’immaginario collettivo è già chiaro che il valore educativo del dolore, fisico quanto morale, sono pari allo zero”. Spiega Pietropolli: “Siamo tutti d’accorso sul fatto che la sofferenza nei più piccoli non rafforza l’educazione e non migliora l’autostima. Anzi, può creare senso di colpa, paura e vendetta”. E aggiunge: “Una legge può aiutare a formalizzare il comportamento da parte dei genitori che temono di essere troppo permissivi. Grazie a una decisione come quella del parlamento francese, ci si trova di fronte ad un “aiutino normativo” che assicura di stare nel giusto”.

E già nel 1977 Tilde Giani Gallino, psicologa dello sviluppo e autrice di saggi sui processi cognitivi, pubblicava un libro in cui sosteneva che non si devono picchiare i bambini. “È chiaro che non si può che essere favorevoli ad una legge che vieti la violenza – precisa a distanza di 40 anni Giani Gallino – ma non bisogna neppure essere troppo liberali perché il rischio è che non esistano più vie di mezzo”. Come comportarsi dunque se si ha un figlio impenitente? “Parlare” è la sola strategia che funziona. “Naturalmente bisogna discutere con i ragazzi trattandoli come pari, dando loro dei consigli su come comportarsi e cercando di spiegare.

dove hanno sbagliato – aggiunge Giani Gallino – il problema ultimamente è che i genitori in casa sono troppo permissivi e quindi i bambini, abituati a vivere senza regole, quando arrivano in classe diventano un problema per gli insegnanti che non riescono più a gestirli”.