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Lasciamo morire gli italiani così,pero’ poi piangiamo per i clandestini.

Milano: due senzatetto italiani morti in 48 ore

Milano, 53enne muore di freddo: era costretto a vivere nei giardini pubblici

Quando la persona che era con lui ha dato l’allarme, purtroppo, non c’era già più nulla da fare. I soccorritori del 118, intervenuti sul posto con due ambulanze e un’auto medica, non hanno potuto far altro che cercare di rianimarlo e poi constatare il decesso.

Un uomo di cinquantatré anni, italiano, è morto verso le due della notte tra venerdì e sabato all’interno di un parchetto pubblico in viale Ortles, all’angolo con via Calabiana.

A chiedere l’aiuto del 118 è stata una donna, di nazionalità polacca, che si trovava con la vittima al momento del decesso. Dai primi accertamenti dei carabinieri, sembra che il cinquantatreenne fosse un senzatetto che stesse trascorrendo la notte nel parchetto. Non è chiaro, però, se ad ucciderlo sia stato il freddo o un infarto dovuto a qualche patologia.

A rendere ancora più drammatico il tutto, la presenza – a pochi metri dal luogo del dramma – della casa d’accoglienza “Enzo Jannacci” del comune di Milano, dedicata proprio ai senzatetto e alle persone in difficoltà.

Soltanto venerdì mattina, un altro clochard – un italiano di circa sessanta anni – aveva trovato la morte nel rifugio di fortuna che si era costruito in via Quarenghi, zona Bonola. L’uomo era stato trovato senza vita verso le otto del mattina e – come specificato dal Comune – la sera prima era stato visitato dal 118 e aveva rifiutato un letto in una struttura di palazzo Marino. La cronaca di Milano Today

fonte: today.it

Nel frattempo, una nave della Marina è approdata oggi nel porto di Palermo con a bordo 1.045 migranti. I clandestini, di varia nazionalità, sono accolti dalla task force coordinata dalla Prefettura di Palermo. Sulla banchina ci sono i sanitari dell’Asp e i volontari della Caritas e della Croce Rossa.

Il ristorante cinese non vuole clienti italiani

Si chiama ristorante “L’Internazionale” ma ci può mangiare solo chi ha gli occhi a mandorla. Pratesi e cittadini di altre nazionalità, invece, vengono rimbalzati. La segnalazione arriva da un nostro lettore: “Al ristorante di via Marco Roncioni gli italiani non possono entrare, ci mandano indietro”. Incuriositi, abbiamo deciso di provare. Al telefono, però, non risponde nessuno. Così, ieri mattina, ci siamo presentati di persona all’Internazionale. Ad accoglierci il titolare del locale che fatica a mettere in fila due parole d’italiano. La richiesta è semplice: prenotare un tavolo per tre persone, all’ora di pranzo. “No, non si può”, è la sua risposta. E per cena? “No, qui no”. Niente da fare. Respinti, nonostante il locale sia vuoto e ci siano posti disponibili a bizzeffe.

Facciamo un ultimo tentativo: “Ci piacerebbe provare la cucina orientale, se non oggi uno dei prossimi giorni”, ribadiamo. Il proprietario scuote la testa. “Cinesi, solo cinesi”.

Il messaggio è chiaro: possono entrare solo i cinesi. Niente italiani. Ce ne andiamo. Il locale è molto ampio, pensato per ospitare matrimoni, grandi eventi e cene numerose. Il ristorante però rimane aperto anche a pranzo e, come abbiamo avuto modo di verificare, si rifiuta di far sedere gli italiani. A rinforzare la tesi sono i residenti e i commercianti di via Roncioni.

“Italiani lì non ne abbiamo mai visti. Forse qualcuno, parecchi anni fa, quando il locale fu inaugurato, poi basta”, spiega Enrico Santini che frequenta la zona per lavoro. Il bar Blu si trova a pochi passi dall’Internazionale e anche qui raccogliamo conferme: “Diversi clienti mi hanno detto di aver provato a fissare un tavolo, ma si sono sempre sentiti rispondere picche. La voce si è sparsa in giro e adesso nessuno ci prova più”, dice Massimo Piombanti.

Riccardo Bavetta abita proprio di fronte al ristorante. “Ho notato che il locale viene frequentato da una clientela molto selezionata. E ora che ci penso, in effetti, di italiani nemmeno l’ombra”.

“Ci siamo lamentati diverse volte perché dal ristorante uscivano spesso cinesi ubriachi, che vomitavano per terra e sporcavano in strada”, spiega Barbara, la parrucchiera della zona. “Succedeva sia a pranzo che a cena. La sera l’affluenza aumenta a dismisura e di conseguenza anche la confusione, con sosta selvaggia e problemi a trovare parcheggio”.

La storia dell’Internazionale è parecchio travagliata. Inaugurato nel 2010, il ristorante finisce subito sotto la lente d’ingrandimento perché durante un sopralluogo vengono trovati nei frigoriferi alimenti di origine animale importanti illegalmente dalla Cina, oltre ad alcune anatre tenute vive in piccole gabbie in attesa di essere macellate.

Nel 2012 il locale viene posto sotto sequestro dalla Guardia di Finanza perché, tra le varie irregolarità riscontrate, c’è il fatto che il titolare non sa nemmeno una parola d’italiano. Una norma obbliga infatti i titolari a frequentare un corso di formazione, dove è previsto anche l’insegnamento della lingua. Ma a quanto pare il corso è servito a poco perché, a distanza di quattro anni, anche oggi il titolare fa ancora molta fatica a dialogare con chi non parla cinese. Nel 2014 altre magagne: blatte e scarafaggi in cucina, l’Asl chiude tutto, ma il locale riapre dopo appena una settimana. E ora, per gli italiani, non c’è più posto.

di ALESSANDRO PISTOLESI La nazione