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Sicilia, i vitalizi passano di padre in figlio. Ex onorevoli più costosi di quelli in carica

L’avvocato trapanese Elios Costa fu eletto all’Assemblea Regionale Siciliana con 14mila voti. Era il 1947, il presidente del consiglio si chiamava Alcide De Gasperi, George Marshall non aveva ancora presentato al mondo il suo celebre piano di aiuti economici per l’Europa, e quella era la prima legislatura del parlamento siciliano in epoca repubblicana. Costa rimase all’Ars solo tre anni, non venne rieletto nel 1951, e a Palazzo dei Normanni non mise più piede. Forse non avrebbe mai immaginato che quei tre anni da deputato regionale avrebbero fruttato più di duemila euro al mese di vitalizio: assegno che dopo la morte di Costa, viene percepito dalla moglie. Solo uno dei 117 casi in cui il vitalizio dell’Ars viene erogato a coniugi o figli di ex deputati grazie alla reversibilità: in totale costano 522mila euro al mese, 6 milioni e duecentomila euro l’anno. Tutto secondo legge, dato che gli ex deputati dell’Ars hanno diritto al vitalizio anche se sono stati in carica per pochi mesi (a patto di riscattare il resto degli anni fino a completare una legislatura intera), e dopo la morte hanno la possibilità di girare l’assegno ai coniugi o ai figli, a patto che questi ultimi siano “in stato di bisogno”.

Capita così che per quei pochi anni trascorsi all’Ars da Costa nel dopoguerra, Palazzo dei Normanni debba riconoscere ogni mese il vitalizio alla moglie, anche ora che dall’elezione dell’avvocato trapanese sono trascorsi quasi settant’anni. Lo stesso assegno arriva ogni mese alle vedove di Michele Semeraro, eletto nel Blocco del Popolo, e di Francesco Lanza di Scalea, che a Palazzo dei Normanni entrò invece sotto le bandiere del Blocco liberarale democratico qualunquista: dopo soli tre anni da deputati, si sono assicurati un assegno mensile quasi perpetuo. Si dovrà accontentare di appena mille euro invece Anna Rosa Baglione, rimasta da poco vedova di Franco Bisignano, che all’Ars neanche ci mise mai piede. Si candidò nel 1976 con il Movimento Sociale Italiano, fu il primo dei non eletti e rimase fuori dal Parlamento Regionale. Bisignano però, come racconta l’edizione palermitana di Repubblica, non si arrese: iniziò a farsi chiamare “onorevole” (anche se era soltanto sindaco del minuscolo comune di Furnari, nel messinese) e cominciò una guerra a colpi di carta bollata contro Antonino Fede, eletto al suo posto, ma non residente in Sicilia.

Alla fine nel 1996 il tribunale gli dà ragione: solo che la legislatura si è conclusa da “appena” 15 anni. Poco male però: a Bisignano viene concessa comunque la liquidazione e il vitalizio, che adesso passa alla vedova. L’agricoltore Carmelo Antoci, reduce della guerra d’Africa, trascorse all’Ars le prime due legislature, dal 1947 al 1955: da 36 anni, e cioè dal 1978 data della morte dell’ex onorevole, il vitalizio arriva puntuale ogni mese alla sorella. Dopo anni di segretezza dovuti a non meglio specificati motivi di privacy, l’Ars ha deciso di pubblicare on line i dati relativi ai vitalizi erogati. Si scopre così che i deputati ancora in vita che percepiscono un assegno da Palazzo dei Normanni sono 180 e costano 902mila euro al mese, quasi undici milioni l’anno. In pratica tra assegni di reversibilità e vitalizi diretti, gli ex parlamentari siciliani costano ogni anno più di quelli in carica, che invece, dopo la spending review imposta dal governo Monti, pesano sul bilancio di Palazzo dei Normanni per “appena” sedici milioni l’anno. Fino al 2011, tra l’altro, il vitalizio erogato dall’Ars era cumulabile con altre pensioni, o vitalizi legati ad altre cariche elettive.

È il caso di Calogero Mannino, l’ex ministro democristiano attualmente imputato nel processo sulla Trattativa Stato – mafia, che percepisce in totale diecimila e cinquecento euro al mese dalla Camera dei deputati e dall’Assemblea regionale siciliana. Arriva ai tredicimila euro tondi, invece, il bonifico mensile sul conto di Emanuele Macaluso, il leader dei miglioristi del Pci, ex senatore ed ex deputato regionale. È stato cancellato dalle liste del Pd perché considerato “impresentabile”, invece, Mirello Crisafulli: ciononostante arriva a guadagnare quasi settemila euro al mese dopo gli anni trascorsi tra Palazzo dei Normanni e Palazzo Madama. Non incassa il doppio vitalizio Salvatore Caltagirone di Alleanza Nazionale: secondo il sito dell’Ars, a palazzo dei Normanni trascorse solo quattro mesi, uno scampolo finale della dodicesima legislatura. Quanto basta per intascare tremila euro al mese di vitalizio.

ilfattoquotidiano

Italia, potenza scomoda: dovevamo morire!

Italia, potenza scomoda. Il primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia.

È il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese. Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anno dopo, quando crolla il Muro di BerlinoLa Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est, i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi. A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.

Questa è la drammatica ricostruzione fatta da Nino Galloni (foto) – docente universitario, manager pubblico e alto dirigente di Stato – che nel fatidico 1989, era consulente del Governo su invito dell’eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca.

Non era “provincialismo storico”: Andreotti era al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi, finché potè. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno “remava contro” il piano franco-tedesco. Galloni si era appena scontrato con Mario Monti alla Bocconi e il suo gruppo aveva ricevuto pressioni da Bankitalia, dalla Fondazione Agnelli e da Confindustria. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l’ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l’aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul “pizzino”, scrisse la domanda decisiva: “Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?”. Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».

Questa, riassume Galloni, è l’origine della “inspiegabile” tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando. I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Lo dimostrano due episodi chiave. Il primo è l’omicidio di Enrico Mattei, stratega del boom industriale italiano, grazie alla leva energetica propiziata dalla sua politica filo-araba, in competizione con le “Sette Sorelle”. E il secondo è l’eliminazione di Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico, assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio, ma le Br di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima».

Col divorzio tra Bankitalia e Tesoroper la prima volta il paese è in crisi finanziaria: prima, infatti, era la Banca d’Italia a fare da “prestatrice di ultima istanza” comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all’investimento pubblico. Chiuso il rubinetto della lira, la situazione precipita: con l’impennarsi degli interessi (da pagare a quel punto ai nuovi “investitori” privati) il debito pubblico esploderà fino a superare il Pil.

conoscenzealconfine.it

Vladimir Luxuria: ‘Votate Sì al referendum contro le lungaggini e i costi della politica’

Con l’avvicinarsi del #referendumcostituzionale del 4 dicembre si moltiplicano le interviste e gli appelli di personaggi noti anche al di fuori del mondo della politica che esprimono le proprie intenzioni di voto a favore del Sì o del No.

Da questo punto di vista questo 7 novembre è intervenuta all’interno della trasmissione “L’Aria che Tira” su La 7 Vladimir Luxuria, la quale si è espressa senza mezzi termini a favore della Riforma voluta dal Premier #Renzi.

‘Voto Sì al referendum, i costi della politica sono anche le lungaggini per fare le leggi’

Ecco cosa ha detto Luxuria rispondendo a una domanda della conduttrice Myrta Merlino: “Voterò Si, ma perchè nel mio piccolo sono stata due anni in Parlamento e ho sperimentato cosa significa quando una legge va giustamente prima nella Commissione competente, poi va alla Camera dove viene discussa con tutte le proposte e le lungaggini. Poi la stessa legge va al Senato e si ripete tutto come una fotocopia, con Commissione e Aula, poi basta che una virgola venga cambiata e si deve ripetere tutto daccapo. Penso che i costi della politica non sono solo quanto prende un deputato o un senatore, ma i costi sono anche le lungaggini per approvare una legge. Se quindi si dà la possibilità alle leggi di essere approvate in maniera più celere, questa è una cosa giusta. Posso dargli pure 10 euro al mese a un parlamentare, ma se non riesce a fare le leggi è comunque un costo inutile.”

Ricordiamo che Vladimir Luxuria, 51 anni, attivista LGBT, scrittrice, conduttrice televisiva e attrice, è stata per due anni deputata di Rifondazione Comunista, fra il 2006 e il 2008, quando tale partito appoggiava il Governo Prodi. È stata la prima persona transgender a essere eletta al parlamento di uno Stato europeo.

La decisione si schierarsi così apertamente a sostegno del Sì al referendum, sta suscitando diverse polemiche nelle ultime ore soprattutto sui social network e in particolare fra persone di #sinistra, che in genere avevano apprezzato le posizioni politiche di Luxuria.

FONTE

E’ morto Marco Pannella. Aveva 86 anni

ROMA – Se n’è andato il “guerriero” dei diritti civili in Italia. E’ morto Marco Pannella. Il leader radicale si è spento intorno alla 14 nella clinica romana di Nostra Signora della Mercede dove era stato portato ieri pomeriggio. L’annuncio, con il Requiem di Mozart, da Radio Radicale. La stessa emittente che ieri aveva dato la notizia del ricovero. Pannella aveva compiuto 86 anni lo scorso 2 maggio e le sue condizioni erano sempre più gravi: lottava con un tumore al fegato e uno ai polmoni. Una malattia di cui, per scelta, parlava pubblicamente.

Dallo scorso marzo si erano intensificate le notizie su un aggravamento delle sue condizioni e l’anziano leader aveva interrotto tutte le attiività pubbliche e si era ritirato nella sua casa di Via della Panetteria dove aveva ricevuto le visite e l’omaggio di moltissimi compagni e uomini politici.

Lunghissima – piena di svolte, passioni, rotture – la sua vita politica. Nato a Teramo nel 1930, si era laureato in legge nel 1950. Nel 1955, dopo un’esperienza nella gioventù liberale e nell’unione goliardica italiana, fonda il partito radicale insieme a Pannunzio, Carandini, Cattani. Diventa segretario nel 1963, dopo un’esperienza a Parigi come corrispondente del Giorno. Già nel ’65 comincia campagna divorzista con Loris Fortuna. Nel 1974 conduce la campagna per il no all’abrogazione del divorzio. Un anno dopo, inizia la battaglia per la depenalizzazione delle droghe facendosi arrestare per aver fumato uno spinello in pubblico. Nel 1981 la vittoria al referendum per il no all’abrogazione dell’aborto.

E’ nel 1976 che entra per la prima volta alla Camera come deputato: sarà rieletto nel ’79, nell’83 e nell’87. In tanti, negli ultimi anni, hanno invocato un seggio come senatore a vita per Marco Pannella. Ma il leader radicale è morto senza aver mai ricevuto questo riconoscimento.

Tra i primi messaggi di cordoglio, quello del premier Matteo Renzi che stava parlando di Europa con il primo ministro olandese Mark Rutte: “E’ la scomparsa di un grande leader italiano, che ha segnato la storia dell’Italia”, dice. “Vorrei a nome mio personale e del governo e della forza politica che rappresento fare un grande omaggio alla storia di questo combattente e leone della libertà”.

Poi arriva la seconda carica dello Stato, Piero Grasso.  “Marco Pannella ha affrontato la malattia con la stessa fierezza con la quale, per decenni, si è battuto per le cause in cui credeva. Dobbiamo moltissimo a quest’uomo forte e appassionato che, come accade raramente, è stato sempre stimato anche dai suoi avversari. Con lui se ne va un protagonista assoluto della storia repubblicana e delle battaglie per i diritti civili. Addio Marco”.

repubblica

Putin shock: “I Politici Italiani? In Russia molti già sarebbero morti!”

– Da Mosca le parole durissime del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin nei confronti del governo Italiano.

Dal Cremlino Putin è stato raggiunto da un giornalista, Mike Underhill, che gli ha sottoposto personalmente diverse domande riguardo le varie politiche internazionali.

Una delle domande sottoposte a Putin è stata quella di descrivere e commentare la “situazione Italiana” in questo momento storico particolarmente difficile. Il presidente ha risposto energicamente e duramente alla domanda sostenendo che la politica Italiana sia “morta”.

 

Una delle tesi proposte da Putin è quella che i politici Italiani, essendo governanti di uno Stato da un irrilevante peso internazionale, si siano svenduti ai migliori offerenti.

In questo caso si riferisce alla questione Franco-Tedesca oltre a quella Americana, che secondo il presidente ha schiacciato e annullato qualsiasi potere politico Italiano nei confronti della comunità internazionale.

A proposito della corruzione dilagante italiana, Putin esprime un pensiero sulla classe politica del Bel Paese: ” Io amo l’Italia, uno dei paesi più affascinanti del mondo. Un posto magnifico che ho avuto il piacere di conoscere” – ” Mi dispiace vedere che in Italia la classe politica si sia svenduta ad interessi bassi e privi di senso. In Russia a meno che non si parli di cifre davvero indicibili, i nostri dirigenti preferiscono perseguire gli interessi della Nazione piuttosto che  quelli personali.” – ” Ho sentito parlare di uomini politici italiani avere accettato mazzette da manager di banche e istituti di credito Tedeschi affinché votassero o meno proposte di legge fondamentali – Questo in Russia non potrebbe accadere – Quando noi dirigenti abbiamo anche un solo sospetto di corruzione legata a un nostro politico questo è tenuto a dimettersi immediatamente” e conclude: “Noi russi amiamo la nostra coscienza nazionale, la storia ce lo insegna, e dunque qualsiasi politico si azzardasse a tradire la fiducia del suo popolo questo rischierebbe seriamente la morte” e infine: ” I Politici Italiani? In Russia alcuni di loro sarebbero già morti”

Spiazzanti, dure e assordanti le parole proferite da Putin, uno dei capi politici più carismatici ed amati del nostro tempo. Una lezione di politica alla nostra classe dirigente ma anche a noi Italiani.

Sì, perchè, in sostanza, Putin ritiene non meritevole un popolo che oltraggiato, non riesce a farsi sentire.

Questa nient’altro che l’ennesimo atto di derisione da parte di altre nazioni. Riuscirà un giorno l’Italia a ergersi quale grande potenza, svestendo il ruolo da “ultimo della classe” quale ricopre ormai da molto tempo?  Ai posteri l’ardua sentenza.

fonte videoinrete24

BERTINOTTI: NON SONO PIU’ COMUNISTA (VIDEO)

INTERVISTA DI LIBERO:

Presidente Bertinotti, lei ha stupito tutti con l’intervista al Corsera in cui ha rivelato la sua apertura verso Comunione e Liberazione.
«Su questo punto non ho da aggiungere nulla, ho già detto».

Sembra seccato.
«Ho raccontato di aver trovato in Cl molto di più e di diverso di quel che mi aspettavo, in primo luogo il suo popolo».

L’ha stupita il popolo di Cielle?
«Guardi, non aggiungo altro: ho subito un’offensiva mediatica e una campagna di strumentalizzazione. Sono abituato. Ho ricordato che per Gramsci l’intellettuale può rappresentare il popolo solo se ha con lui “una connessione sentimentale”. Questo sentimento, tra loro, l’ho trovato».

Però la sento arrabbiata.
«Anche lo scontro politico più duro dovrebbe partire dai fatti, e non dalle invettive. Ma lasciamo perdere. Io dico cose sgradevoli per la destra e per la sinistra, ne sono consapevole».

Ad esempio?
«Sostengo che la storia politica nata col movimento operaio del Novecento si è esaurita».

E a chi dà fastidio?
«A molti: è un terreno di lotta politica a sinistra».

Ma perché ci tiene così tanto a sottolinearlo proprio lei che ha lavorato per venti anni alla Rifondazione del comunismo?
«Mi interessa costruire. Se non si prende atto dolorosamente di una sconfitta irrevocabile della sinistra storica non si può riprendere il cammino, in nessuna direzione».

E chi altro scontenta?
«Ovviamente la sinistra liberista. Ormai, a tenere alto il livello di criticità contro la dittatura del mercato è rimasta, praticamente sola, la Chiesa di Papa Francesco».

È un Fausto Bertinotti che stupisce. L’ex presidente della Camera non ha mai smesso il suo lavoro di riflessione sulla sua rivista, Alternative per il Socialismo. Però un conto è il passo del saggista, un altro sono le sue opinioni contundenti, spesso spiazzanti, e le sue uscite pubbliche. Oggi Bertinotti si dedica soltanto alla ricerca intellettuale, ma le sue posizioni sono più radicali di quando – una vita fa – era un leader politico. «La democrazia rappresentativa, in Occidente – sostiene oggi – non esiste più. È stata disarticolata, svuotata di ogni significato».

Bertinotti, se un compagno di Rifondazione la sentisse elogiare Cielle, dichiarare esaurita la storia del movimento operaio, o che la democrazia è finita dubiterebbe di lei.
«Io dico che a sinistra le piste sono esaurite: le due anime che conosciamo non hanno più nulla da dire».

Quali piste?
«Sia l’anima nuovista che quella che si rifugia nella tutela identitaria come se nulla fosse accaduto».

I “nuovisti” sono i socialdemocratici e i renziani del Pd?
«Sono quelli che io considero letteralmente trascinati – nel mio linguaggio – dal nuovo capitalismo».

Ci sono esperienze che lei trova molto interessanti, in Europa?
«Sì: quelle di chi si mette sul terreno del nuovo, senza rapporti con la storia del Novecento: Siryza e Podemos sono esperienze estranee alla storia del movimento operaio».

Podemos non è di sinistra?
«Non la definisco una formazione di sinistra. Vale quello che dice il suo leader Pablo Iglesias: “Io sono gramsciano, di sinistra. Il mio partito no”».

Cosa vede di nuovo in Europa?
«Sono vive solo le formazioni politiche che interpretano il conflitto fra l’alto e il basso».

I populismi?
«I cosiddetti populismi nascono dalla contesa tra alto e basso, poveri e ricchi. Ci sono anche quelli di tipo trasversale, come Grillo. Ma sia a destra che a sinistra il nodo è questo. Podemos e Syriza sono un esempio clamoroso di popolo contro le élite».

Lei considera élite, indistintamente, sia la Merkel che Hollande?
«Sì. Le élite di sinistra sono più inclusive di quelle liberiste, ma entrambe individuano la critica al mercato come una critica alla modernità».

Da qui il suo avvicinamento alle correnti critiche che nascono all’interno della Chiesa?
«“Laudato sii” è una lettura preziosa per capire questo tempo, riconoscendo al Pontefice la sua autonomia dalla politica e il suo carisma».

Qual è il discrimine, per lei, se non è più quello tra destra e sinistra tradizionale?
«Semplice: tra chi è per l’inclusione e per l’eguaglianza e chi invece è per l’esclusione e per la disuguaglianza».

In questo campo lei mette tutte le sinistre socialdemocratiche?
«In Europa si è strutturato un soggetto nuovo e sovranazionale che ha come obiettivo la conservazione degli attuali rapporti di forza, l’idea di far pagare la crisi ai più poveri».

Chi fa parte di questo soggetto?
«Un soggetto che chiamo, molto semplicemente, governo. Non importano le facce, i leader: quelle passano. Il governo resta e persegue i suoi obiettivi di stabilizzazione del sistema».

E come fa?
«Questi tempi hanno partorito una filosofia politica – la “governamentabilità” – e una pratica politica, la “governabilità”. Parliamo dell’Italia e delle politiche economiche: non vedo sostanziali differenze tra Monti, Letta e Renzi».

Se fosse così votare sarebbe inutile!
«E infatti si inventano parole complesse per definire un fenomeno semplice. Si parla di “democrazia funzionale” o “democrazia autoritaria”. Ma l’essenza è che non c’è più democrazia, possibilità di cambiare direzione alle politiche dei governi per effetto della volontà popolare».

Mi faccia un esempio.
«Io le ho parlato di élite, ma potremmo dire: oligarchie. Prenda Renzi, Monti, Valls, Hollande e Merkel, le istituzioni europee, il fondo monetario. Fanno tutti, in modo diverso, una cosa sola: austerità».

Cos’è? Bilderberg? La Spectre?
«Nulla di misterioso, complottistico o segreto: è sotto gli occhi dei cittadini. Questi leader fanno parte di un sovragoverno: banche centrali, esecutivi, istituzioni internazionali».

Ma sono paesi diversissimi fra di loro, spesso in conflitto!
«Oggi Le Monde parla del ministro del tesoro francese che ha come idea cardine il superamento della differenza tra gauche e droite. Non lo sentiamo in Italia da dieci anni?».

Anche in altri paesi.
«La Merkel infatti c’è riuscita a tal punto che governa con i socialdemocratici che per molti versi sono alla sua destra».

Addirittura.
«Sulla vicenda greca è stato così. Nella sostanza il governo dell’Europa è questo: Verdini e il Partito della Nazione sono variabili nazionali pittoresche e quasi trascurabili».

Facciamo un altro esempio.
«In Francia i socialisti godono di un monocolore in parlamento e non hanno bisogno nemmeno di escamotage come Ncd o Ala».

Già.
«Ma dopo tre anni precipitano dal 49% al 12% e Hollande non arriva al ballottaggio. Quello che determina il corso della politica è la governabilità. Se si sostituisce Hollande si cerca di fare in modo che nulla cambi negli equilibri e nelle politiche».

Facciamo un altro esempio.
«Nessuno ha dissentito quando si è trattato di strangolare il governo greco. I presunti leader di sinistra, se possibile, sono stati i più subalterni e feroci. Oggi, che si prepara un nuovo giro di vite, nessuno protesta.

 

Perché?
«Semplice: perché l’austerità mina il consenso, lo divora. Annichilisce i sorrisi e l’ottimismo dei premier. Dopo un anno o due sono già da buttare, e si prepara una nuova operazione di camuffamento».

Così è sicuro che la governabilità tenga?
«Per nulla. Infatti si procede verso una progressiva riforma delle istituzioni, una democrazia neo autoritaria».

Riesce?
«L’altro escamotage è questo: determinare e accentuare un conflitto politico con forze che non possono governare. Così connotate in senso radicale che nel momento della sfida per il governo è impossibile che vincano».

Esempio?
«In Italia è facile, Grillo. Ma anche Farage in Gran Bretagna».

Lei non cita la Le Pen
«È un fenomeno di populismo più complesso, più strutturato, viene da una tradizione politica solida».

È uno scenario apocalittico.
«Il flusso della governabilità è stabile, ma le società sono impoverite ed instabili: i banchieri centrali tengono le redini perché sono i sacerdoti di questa economia perdente, ma ancora capace di incantare i credenti».

La governabilità, come la chiama lei, non si può battere?
«Non lo penso. Ma dopo sette anni di crisi, non è accaduto. La nuova Conventio ad escludendum, come accadeva per il Pci degli anni Settanta, dice che non può esserci un governo diverso. Se cade questo ce n’è sempre un altro, e magari un presidente che nel momento di crisi non fa votare».

Lei pensa che ci sia un leader in cui questa politica si identifica?
«Il vecchio Marx diceva: se guardi il singolo capitalista, non capisci il capitalismo. Guarda l’intero fenomeno, in modo scientifico, e lo vedrai».

Noto quasi ammirazione in lei.
«Non ammirazione, ma osservo: nessun altro sistema di consenso avrebbe retto ad un crollo così drastico di ricchezza. Ad una sottrazione di risorse così ampia per i popoli».

C’è ancora speranza di cambiare.
«Ricordo una storica citazione di uno dei miei maestri, Riccardo Lombardi: “Guardate l’indice di disoccupazione. Se finisce sopra il 10% la democrazia è a rischio”».

Bella, ma siamo oltre il 10%.
«Nella prima repubblica era così. Ma la profezia di Lombardi si è avverata. Infatti le regole di gioco sono cambiate».

Quali?
«Quelle fondamentali. La democrazia l’hanno già uccisa. Ne discutiamo come se esistesse ancora».

Cosa cambia?
«Nel tempo della governabilità la coppia giusto-sbagliato viene sostituita da funzionale-non funzionale».

Cosa conta ora?
«Se le regole danno noia ai manovratori cambia le regole. Non a caso il dibattito ci dice che serve un ministro delle Finanze unico, un ministro della Difesa unico, un governo dei governi unico. C’è chi teorizza di non votare per periodi di emergenza economica. Il sistema attuale è irriformabile».

Questo è nichilismo cosmico!
«La speranza di riforma può arrivare solo da fuori dal recinto. Solo dai barbari oggi esclusi!».

Ha simpatia per i barbari, ora?
«Oh, certo. Machiavelli considerava Roma superiore alle altre civiltà perché ammetteva la rivolta e si rigenerava attraverso di essa. La rivolta reintroduceva nel sistema le forze escluse».

Dove le vede queste possibili rivolte?
«Nelle forme inedite dei movimenti sociali. Lei sorride: ma gli Indignandos spagnoli hanno partorito Podemos e Occupy Wall street: Bernie Sanders».

Ma non sono forme vincenti.
«Per ora. Oggi studio le esperienze di auto-produzioni, di mutuo soccorso. Quello che chiamo il sottobosco».

Facciamo un altro esempio.
«Leggo su Repubblica che i vaucher aiutano il sommerso. Il vaucher è lo strumento di un nuovo caporalato. Di nuovo le regole stravolte: la legge legalizza l’illegalità. In Francia la nuova legge sul lavoro è una fotocopia del Jobs act».

Sa già da dove arriveranno i barbari?
«La nuova sinistra non nascerà da una costola della vecchia: finché vive il movimento operaio il nuovo nasce sempre per “spirito di scissione”. Ovvero: tornare alle ragioni originarie per sanare un tradimento».

E oggi?
«Non c’è più nulla da cui scindersi. Tu sei un’altra storia, non hai più una casa dove tornare».

Bertinotti, lei cosa vota?
«Riconosco che risponderò con un trucco: “Sono un militante comunista. Non ho nulla da dichiarare”».

Non vota più?
«Voto per scegliere il meno peggio. Per governare la città. Ma non credo che la rinascita della sinistra passi per una campagna elettorale».

intervista di Luca Telese LIBERO.IT

E’ MORTO CASALEGGIO FONDATORE CON GRILLO DEL M5S

Era l’inventore del Movimento che aveva fondato insieme a Beppe Grillo. Sul blog di Grillo si legge: “Ciao, Gianroberto. Hai lottato fino all’ultimo”.

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Solo pochi giorni fa – quando si erano diffuse voci su un suo addio alla politica – era intervenuto dicendo: “Io non mollo”.  Casaleggio era ricoverato in una struttura dell’istituto Scientifico Auxologico. La notizia è stata confermata da ambienti del M5S, dal suo studio ‘Casaleggio Associati’ e da fonti sanitarie.

M5s, la ricetta di Casaleggio: “Con noi niente sospettabili nelle istituzioni”

 

A dirlo ai parlamentari Cinque Stelle è stato Roberto Fico. Scene di commozione nelle aule della politica. Era la mente della Casaleggio Associati, che guidava insieme al figlio Davide. “Solo da oggi forse inizieremo tutti a capire l’importanza, la lungimiranza e la visione di Gianroberto Casaleggio”, dice con un retweet Beppe Grillo, che ha annullato il suo show a Napoli.

Roberto Casaleggio non è stato solo un imprenditore. È stato anche un leader che, con la sua personalità, ha inciso sulla politica italiana in una fase molto difficile della storia della Repubblica”, ricorda il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda.

“Condoglianze alla famiglia e al Movimento del quale lui era una importante espressione. Potrebbe essere una stagione di cambiamento”, ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.

Forti i suoi legami con alcuni protagonisti del mondo dell’arte e dello spettacolo. Da Dario Fo – che parla di una “perdita enorme” per il Movimento, di un “uomo umile”, dalla “cultura straordinaria” –  a Fedez.

Repubblica

Un bambino va dal padre e dice: Papà cos’ è la politica? (leggi e condividi)

Un bambino va dal padre e dice: Papà cos’ è la politica? Il padre ci pensa e poi dice: Guarda te lo spiego con un esempio: io che lavoro e porto a casa i soldi sono il capitalista, tua madre che li amministra è il governo, la donna delle pulizie è la classe operaia, tu che ormai hai qualche voce in capitolo sei il popolo, tua sorella che è appena nata è il futuro.

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Il bambino va a dormire, ma alle due di notte la sorella comincia a piangere; il bambino va a cercare qualcuno. Va dal padre ma non lo trova, va dalla madre la quale lo manda via perché ha sonno, va dalla donna delle pulizie e la trova a letto col padre e allora torna dalla sorella e le dice: Guarda ho proprio capito cos’è la politica: i capitalisti fottono la classe operaia, il governo dorme, il popolo non lo ascolta nessuno e il futuro stà nella merda.

SALVINI A BRUXELLES DOPO GLI ATTENTATI: MEGLIO SCIACALLO CHE IMBECILLE

Uno dei primi post lanciati in rete da Bruxelles dopo gli attacchi è stato quello dell’eurodeputato leghista Matteo Salvini. Il leader del Carroccio stava andando all’aeroporto Zaventem al momento dell’esplosione del primo ordigno, proprio nello scalo belga, quando è stato bloccato dalla polizia. “Esplosioni e morti all’aeroporto di Bruxelles – ha scritto su Facebook poco dopo le otto di questa mattina -. Io stavo arrivando lì ma ci hanno bloccato, tutto evacuato. Sto bene (a qualche scemo dispiacerà) e torno in ufficio. Non è possibile vivere sotto il ricatto dei violenti e dei folli. Io non mi arrendo, io non ho paura. Una preghiera per le vittime”.

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L’attività social di Salvini è poi proseguita per tutta la mattinata sia su twitter sia su Facebook. Al suo arrivo al Parlamento ha postato una foto che lo ritrae davanti al palazzo, vicino ad un soldato armato: “Esercito e giubbotti anti-proiettile all’ingresso del Parlamento. Città ferma, solo sirene, ambulanze ed elicotteri. E qualcuno continua a dire che non ci hanno dichiarato guerra… Sveglia! Le preghiere non bastano più”. Poco dopo un’altra foto (questa volta controlli della polizia) e altre parole: “Palazzo della Commissione Europea blindato. Un infame attacco al cuore di questa Europa, un’Europa colpevole di aver permesso tanto, anzi troppo, a tutti”.  Poi l’apoteosi, le foto diventate il simbolo di questa giornata di terrore, scattate nell’aeroporto e nella metropolitana della capitale belga, sono state usate per comporre un collage, assieme ad un ritratto dello stesso segretario leghista mentre regge il cartello con la scritta “#iononhopaura”, eletto ad immagine di copertina per i suoi canali social.

Salvini si è trovato proiettato nell’incubo ricorrente che è al centro di molti suoi interventi. E cioè a due passi da un attentato di matrice islamica nel cuore dell’Europa: “All’aeroporto non mi hanno fatto arrivare, ma ho visto la metropolitana tornando in ufficio – racconta ailfattoquotidiano.it -. Scene mai viste. Ho beccato due bimbi che piangevano”. Poi aggiunge: “Questo incubo non c’è bisogno di vederlo dal vivo per accorgersi che esiste. Quello che mi fa incazzare è che qua ci sono interi quartieri fuori controllo, lo sanno tutti che nelle nostre città ci sono zone che sono praticamente fuori dall’Europa. Poi arrivano gli attentati e si stupiscono. Oggi ci sono controlli, trasporti bloccati, ma sembra che si sveglino sempre a cose fatte. Lo vedo solo io che c’è gente poco raccomandabile in giro? Spero che questa cosa serva da lezione e che si alzino i livelli dei controlli”.

La Lega di Salvini, più di altri partiti, ha spesso cavalcato fatti di cronaca per veicolare messaggi politici e raccogliere consensi. Come quando, ad esempio, un immigrato compie un reato. Ogni volta che qualcuno spara e uccide un ladro. E succede anche in occasione degli attentati. Salvini respinge le accuse di chi lo dipinge come uno sciacallo: “Me lo hanno detto in occasione degli attentati di Parigi, me lo dicono oggi. Purtroppo è frustrante ripetere sempre le stesse cose: adesso ci saranno i minuti di silenzio, le sfilate per la pace, le bandiere, gli abbracci. Ma non ci si vuole rendere conto che c’è qualcuno che ci ha dichiarato guerra. Sulle accuse di sciacallaggio lascio correre, del resto gli scemi sono in servizio effettivo permanente”. E mantiene il punto di fronte a ogni obiezione: “Salvini ne approfitta? Oggi io avrei preferito tornare a Milano e parlare di legge Fornero o incontrare Parisi. Purtroppo c’è stato questo ennesimo barbaro attacco e io dovrei stare zitto? Quelli che oggi mi danno dello sciacallo sono gli stessi che domani predicheranno accoglienza per tutti, braccia aperte a chiunque. Quelli che nel giro di una settimana si dimenticheranno degli attacchi. Quindi meglio sciacallo che imbecille”.

IL FATTO QUOTIDIANO

SFRATTO PER UNA FAMIGLIA CON FIGLIO MALATO TERMINALE DA DOMANI VIVRANNO PER STRADA

Conferenza stampa questa mattina di Sunia, Comitato 12 luglio e “Prendo casa” sotto l’abitazione che la famiglia Gandolfo, in via Sadat, 60, ha occupato abusivamente. Tra gli abitanti, che attendono lo sfratto per domattina, c’è un ragazzo di 15 anni, Giovanni Gandolfo, gravemente ammalato. Il Comune aveva promesso, circa un mese fa, che sarebbe stata trovata una soluzione prima della scadenza della proroga ovvero prima di domani.

 

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“Giovanni ha metastasi in tutto il corpo, negli ultimi due mesi è dimagrito di 17 chili. La famiglia, composta di 4 figli, di cui due minorenni, non può essere inviata a dormire in mezzo alla strada – dichiara Zaher Darwish, segretario Sunia Palermo – Il mese scorso, al tentativo di sgombero avevamo investito l’amministrazione comunale del problema e chiesto un intervento. Speravamo in una soluzione adeguata. Il fatto che fino ad oggi non sia giunta nessuna risposta ci rammarica per l’insensibilità dimostrata”.

 

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