Crisi di governo, se Mattarella scioglie le Camere 600 parlamentari resteranno senza pensione

Sono circa 600 i deputati e i senatori che in caso di voto anticipato potrebbero perdere non solo la poltrona ma anche i contributi versati come parlamentari. L’assegno della pensione scatta per loro solo se rimangono in carica almeno 4 anni, 6 mesi e 1 giorno, una soglia fissata dal regolamento in vigore il 1° gennaio del 2012.

I peones che rischiano di buttare il tesoretto contributivo appartengono a tutte le forze politiche, ma sono soprattutto grillini, ex M5s, appartenenti al Gruppo Misto e 209 del Pd. I versamenti dei parlamentari sono trattati come gestione separata e non si possono né ricongiungere ad altri profili previdenziali né riscattare, per cui se non si maturano i requisiti stabiliti dal governo Monti andranno irrimediabilmente perduti.

Il diritto a ricevere il trattamento pensionistico ormai si matura solo al conseguimento di un duplice requisito, e anagrafico e contributivo. In definitiva il parlamentare ha diritto al vitalizio solo dopo avere svolto il mandato parlamentare per almeno 4 anni e mezzo e una volta compiuti 65 anni di età. Per ogni anno di mandato oltre il quinto, il requisito anagrafico è diminuito di un anno sino al minimo di 60 anni.

Sono in pericolo le posizioni dei parlamentari alla prima esperienza, in particolare 417 deputati sui 630 totali alla Camera e191 su 315 al Senato; in totale, 608 su 945.

L’argomento non è oggetto di dibattito ufficiale ma nei corridoi di Montecitorio e di Palazzo Madama in tanti ne parlano, non senza una certa apprensione. Come racconta al “Messaggero” l’onorevole Emiliano Minnucci, “mi troverò con un buco contributivo”.

La speranza di prolungare la legislatura fino a settembre 2017 potrà ritardare l’appuntamento con le urne? Lo esclude al momento l’onorevole Tommaso Currò, ex M5s ora Pd, che al quotidiano romano confessa: “non sarei sincero se non ammettessi che tra noi parliamo anche di questo”.

tgcom24

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La rabbia dei padri separati con figli: “Noi papà ridotti a bancomat”

Brugherio, 3 settembre 2016 – «Papà c’è». Una scritta enorme campeggia davanti ai gazebo. Dentro, ci sono loro. I padri delle famiglie ‘liquide’ come la società contemporanea. Spezzoni di coppie andate in frantumi: chi non vede i figli da anni, chi si accontenta di incontrarli poche ore alla settimana, dopo un calvario fatto di carta bollata, ricorsi e udienze in polverosi tribunali di provincia. Qualcuno sente che da genitore è stato declassato «alla funzione di bancomat». L’altra faccia di un dramma, quello delle separazioni combattute sulla pelle della prole, si ritrova in Brianza, a Brugherio, dove al posto della classica festa di partito, fra gli stand della musica e le grigliate, si ritrova l’associazione lombarda che raccoglie i papà separati.

Seduto a un tavolo ieri sera, all’apertura della manifestazione, c’era anche Emilio. Lui il mondo lo ha girato per lavoro. Proprio durante una delle sue trasferte un giudice ha deciso che a crescere il suo bimbo di quattro anni doveva essere solo la mamma. «Non mi hanno citato in giudizio, non mi hanno chiesto un’opinione, non mi hanno dato la possibilità di stare con il mio piccolo». Lo dice con dispiacere, non con rabbia. Come lui, in Italia, ce ne sono quasi due milioni. Tante sono le coppie che sono esplose. E solo il 2 per cento di questo esercito di genitori è un padre che può convivere con i suoi bimbi. «La legge sull’affido condiviso? Un flop – prosegue –. Dopo un anno, il mio piccolo non l’ho più rivisto. Non mi posso avvicinare a casa o vengo denunciato per stalking. Nessuno dei due sessi deve vincere sull’altro, ma mi manca mio figlio. Soffro da morire, ma non mi arrendo. Il suo benessere è nelle mani di un giudice, di qualcuno che nemmeno conosce».

Già, perché quando va bene, il tempo che un padre separato può dedicare a un figlio «è solo il 3 per cento», spiega l’organizzatore dell’evento, Domenico Fumagalli, che parla deciso. Il resto è solitudine e forse senso di colpa. Sguardo basso e un filo di voce, invece, Pasquale ha passato la settantina. «La mia pensione e i risparmi di una vita sono andati alla mia ex – racconta – e a sua figlia: l’ho amata come fosse mia dal primo momento in cui l’ho vista. Ma all’improvviso – aggiunge – mi sono trovato solo, tradito: quando ho intestato a loro le case comprate per la sicurezza della mia vecchiaia mi hanno mollato. Non so a chi chiedere aiuto. Mi ritrovo il mondo contro senza aver fatto nulla di male».

Sono decine le storie, centinaia gli episodi di cui, talvolta accorati, altre volte composti e riservati, i papà raccontano. Su di loro aleggia anche lo spettro della povertà: secondo stime dell’Università Cattolica, infatti, il 15 per cento dei padri che versano l’assegno di mantenimento rimane con un reddito residuo di appena cento euro. A chi va bene, ne restano quattrocento. L’associazione prova a fare squadra e cambiare le cose: in Parlamento giace un progetto di legge per modificare la norma sull’affido del 2006. «Ma le priorità della politica sembrano altre, eppure il divorzio per chi ha meno soldi è una sciagura anche nel portafogli», dice Fumagalli. E non c’è neppure la consolazione dell’affetto: «Solo tre del centinaio di persone presenti stasera – racconta un altro genitore –, è riuscito a ottenere l’affidamento dei figli. Ma dopo lunghi anni di lotta. Non è giusto». Nell’area della festa, solo volti maschili. Ma al telefono, d’improvviso, risuona la voce di una donna. «Non è vero che loro non capiscono – aggiunge Fumagalli –. Madri, sorelle, nonne e zie vivono il nostro stesso calvario. A Montecitorio devono svegliarsi».

 

ilgiorno.it

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DIECI ANNI DI EURO: COSTO ACQUA +79,5% COSTO RIFIUTI +70,8% COSTO ELETTRICITA’ +48,2% COSTO TRENI +46,3%

Tra il 2010 e il 2014 solo in Spagna le tariffe pubbliche sono rincarate piu’ che in Italia. Se a Madrid l’aumento medio e’ stato del 23,7 per cento, in Italia l’incremento e’ stato del 19,1 per cento. Tra i grandi Paesi d’Europa, invece, la Francia ha registrato un rincaro medio del 12,9 per cento, mentre la Germania ha segnato un ritocco all’insu’ dei prezzi solo del 4,2 per cento.

L’area dell’euro ha subito un incremento dei prezzi amministrati dell’11,8 per cento: oltre 7 punti percentuali in meno che da noi. I calcoli sono stati effettuati dall’Ufficio studi della CGIA che oltre a eseguire una comparazione tra l’andamento delle tariffe amministrate nei principali paesi d’Europa ha analizzato anche il trend registrato tra il 2004 e i primi 11 mesi del 2014 delle tariffe dei principali servizi pubblici presenti nel nostro Paese.

Negli ultimi 10 anni, a fronte di un incremento dell’inflazione che in Italia e’ stato del 20,5 per cento, l’acqua e’ aumentata del 79,5 per cento, i rifiuti del 70,8 per cento, l’energia elettrica del 48,2 per cento, i pedaggi autostradali del 46,5 per cento, i trasporti ferroviari del 46,3 per cento, il gas del 42,9 per cento, i trasporti urbani del 41,6 per cento, il servizio taxi del 31,6 per cento e i servizi postali del 27,9 per cento. Tra tutte le voci analizzate, solo i servizi telefonici hanno subito un decremento: -15,8 per cento, ma si tratta di compagnie private, non si servizi pubblici

Sottolinea il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi: “Nel nostro Paese i rincari maggiori hanno interessato le tariffe locali. Se per quanto concerne l’acqua i prezzi praticati rimangono ancora adesso tra i piu’ contenuti d’Europa, gli aumenti registrati dai rifiuti sono del tutto ingiustificabili. A causa della crisi economica, negli ultimi 7 anni c’e’ stata una vera e propria caduta verticale dei consumi delle famiglie e delle imprese: conseguentemente e’ diminuita anche la quantita’ di rifiuti prodotta. Pertanto, con meno spazzatura da raccogliere e da smaltire, le tariffe dovevano scendere, invece, sono inspiegabilmente aumentate. Si pensi che nell’ultimo anno, a seguito del passaggio dalla Tares alla Tari, gli italiani hanno pagato addirittura il 12,2 per cento in piu’, contro una inflazione che e’ aumentata solo dello 0,3 per cento”.

L’analisi di Bortolussi si conclude esaminando le cause che hanno incrementato le altre voci tariffarie: “Gli aumenti del gas hanno sicuramente risentito del costo della materia prima e del tasso di cambio, mentre l’energia elettrica dell’andamento delle quotazioni petrolifere e dell’aumento degli oneri generali di sistema, in particolare per la copertura degli schemi di incentivazione delle fonti rinnovabili. I trasporti urbani, invece, sono stati condizionati dagli aumenti del costo del carburante e quello del lavoro. Non va nemmeno dimenticato che molti rincari sono riconducibili anche al peso fiscale che grava sulle tariffe che, purtroppo, da noi tocca punte non riscontrabili nel resto d’Europa. Inoltre, nonostante i processi di liberalizzazione avvenuti in questi ultimi decenni abbiano interessato gran parte di questi settori, i risultati ottenuti sono stati poco soddisfacenti, e in molti casi pessimi. In linea di massima, oggi siamo chiamati a pagare di piu’, ma la qualita’ dei servizi resi non ha subito sensibili miglioramenti. Speriamo che la riduzione del prezzo del petrolio registrata in questi ultimi mesi comporti per l’anno venturo una contrazione delle tariffe, soprattutto di luce, gas e trasporti che sono le principali voci di spesa che gravano sui bilanci delle famiglie e delle piccole imprese italiane”.

Resta il fatto che in 10 anni di euro invece di avere stabilizzato i prezzi e migliorato i servizi, l’Italia ha aumentato a dismisura i prezzi dei servizi e peggiorato la loro qualità.

DA stopeuro.org

Tratto da: lastella

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Romeno massacra un carabiniere. La pena? Solo un obbligo di firma

Picchiato un militare a Somma Lombardo intervenuto in seguito all’aggressione subita da una coppia

Ha massacrato con una furia inaudita un carabiniere intervenuto per aiutare una coppia di fidanzati aggrediti in un’area boschiva a Somma Lombardo. Il carabiniere è finito in ospedale riportando lesioni gravi (anche delle fratture) guaribili in una trentina di giorni: l’aggressore, un rumeno senza fissa dimora, è libero ed è stato sottoposto solo all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Una decisione, quella del tribunale di Busto Arsizio, che sta facendo molto discutere, soprattutto a Somma Lombardo dove la notizia del carabiniere aggredito mentre stava svolgendo la sua attività al servizio della collettività si è diffusa molto rapidamente. Una faccenda assurda. Secondo una ricostruzione sommaria dei fatti, la coppietta si era appartata in macchina per trovare un po’ di intimità, ma da quelle parti a un certo punto ha iniziato ad aggirarsi lo straniero senza fissa dimora che si sarebbe avvicinato con fare minaccioso. I due giovani spaventati hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. La pattuglia dei militari è intervenuta rapidamente evitando che la situazione degenerasse. Uno dei due militari avrebbe tentato di identificarlo, ma di fronte alla richiesta di un documento lo straniero gli si è scagliato contro, colpendolo più volte. Una furia devastante e inspiegabile. Il collega è intervenuto, bloccando il senza fissa dimora che è stato neutralizzato. È stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale su disposizione della Procura di Busto Arsizio. Il balordo è stato identificato, finendo in manette, mentre il militare è stato trasportato in ospedale dove gli hanno riscontrato diverse lesioni. Ieri mattina, durante l’udienza, è stato convalidato l’arresto: l’uomo, però, non è finito in carcere, ma è stato liberato. Dovrà presentarsi in caserma ogni giorno per firmare.

Un provvedimento che lascia l’amaro in bocca a chi ogni giorno mette a rischio la propria incolumità per difendere i cittadini. La preoccupazione, inoltre, è che un balordo sia libero di girare per le strade del territorio dopo quanto di grave ha fatto, rappresentando forse un pericolo che non può essere probabilmente neutralizzato obbligandolo a presentarsi ogni giorno in una caserma per una firma. Che valenza può avere per un senza fissa dimora che può scomparire nel nulla come un fantasma? Con che spirito un tutore dell’ordine può svolgere il proprio dovere sapendo che se qualcuno lo spedisce in ospedale al massimo rischia di doversi presentare in una caserma?

laprovinciadivarese.it

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Cani e gatti usati come esca per la pesca dello squalo il VIDEO che fa indignare il mondo

in alcune parti del mondo si pratichi la pesca allo squalo utilizzando, come esche attaccate all’amo, gatti e cani vivi, cuccioli inclusi. Gli animali, agitandosi nel mare e tendendo il filo con i loro tentativi di salvarsi, fanno aumentare le possibilità di pesca. La notizia è stata distribuita assieme ad un video. Alcune foto, invece sono state scattate da alcuni veterinari a cui sono stati portati dei cani, ripescati in mare, con ancora l’amo infilato nella bocca o nelle zampe. Mi spiace vedere che questa notizia, contrariamente a quando è successo nel resto del mondo dove ha avuto grande risalto, qui in Italia, sia stata quasi del tutto trascurata. Solo qualche forum e blog personale ne ha parlato!

 

I paesi in cui si dice che questo genere di pesca venga effettuato sono il Venezuela, il Messico, Cuba, Panama, la Costa Rica,il Nicaragua, l’Uruguay, St. Thomas, Marsh Harbor e Miami. Il sito www.saveourcatsfromfishermen.com indica una ricompensa di 1000 dollari per qualsiasi persona che tramite i propri video e foto porti all’arresto di gente che pratichi questo genere di pesca.

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‘I farmaci omeopatici non funzionano’. Libertà di cura sì, di ingannare no

Anche negli Usa diviene obbligatorio scrivere sull’etichetta che i medicinali omeopatici non funzionano.

Recentemente, la Ftc, Federal Trade Commission, un’agenzia governativa con il compito di proteggere i consumatori americani da frodi e simili, si è occupata dei cosiddetti “medicinali omeopatici”. Questo ente ha emanato una direttiva affermando che non c’è alcun motivo per trattare i medicinali “omeopatici” diversamente dagli altri, e quindi per essere venduti in futuro negli Usa sulle confezioni dovrà essere chiaramente indicato che 1)non esiste alcuna evidenza scientifica di efficacia e che 2) quello che il produttore afferma è basato solo su teorie di fine 1700 rifiutate della medicina moderna.

Mi sembra inutile ripetere per l’ennesima volta che nei “medicinali omeopatici” i principi attivi sono contenuti a concentrazioni tali danon avere alcun effetto farmacologico misurabile; in diversi casi questi preparati sono talmente diluiti da non essere neppure distinguibili tra di loro. Oramai persino i produttori hanno abbandonato la strategia commerciale di sostenere che esista chissà quale fantomatica “memoria dell’acqua” o altre ipotesi fantasiose. Qualcuno ad esempio mi ha scritto in privato (davvero!) per consigliarmi che dovrei (parole testuali) “riflettere sulle recenti scoperte di fisica delle particelle (ma anche oltre le particelle di materia, sulle vibrazioni e le “impronte” vibrazionali)”. Chi propaganda i medicinali omeopatici si limita ad affermare che se tanti usano l’omeopatia, allora potrebbe essere efficace,usando quella che è una ben nota fallacia logica, conosciuta come “argumentum ad populum”.

 

So che probabilmente potrei essere classificato come uno dei “detrattori dell’omeopatia” e allora questa vorrei spezzare una lancia in favore di quella che ho più volte definito “pseudoscienza”. Vorrei parlare di un caso documentato nel quale una vita umana è stata salvata grazie all’omeopatia. Alexa Ray Joel (la figlia del cantante Billy Joel) in un momento di grande difficoltà personale ha ingerito una dose massiccia di quello che lei credeva essere un “tranquillante” e si è sdraiata sul letto aspettando la fine. È stata portata d’urgenza in ospedale e dimessa dopo poche ore, una volta appurato che non aveva preso altro che “niente”, ovvero un preparato omeopatico. Un tossicologo ha spiegato ai media (se mai ce ne fosse bisogno) che non si può andare in overdose di “niente”.

Tornando seri, ciascuno ha il diritto di curarsi come vuole e infatti l’ente governativo americano di cui sopra si è posto il problema se imporre delle tali indicazioni infrangesse in qualche modo il Primo Emendamento, ovvero quello che riguarda la libertà di parola e di opinione. La risposta è che nessuno proibisce di vendere i medicinali omeopatici, a patto che si presentino in modo corretto, ovvero dicendo che sono inefficaci oppure ne dimostri chiaramente l’efficacia in una qualche condizione medica, eventualità che possiamo tranquillamente escludere. Insomma, libertà di cura sì, di ingannare no.

E cosa succede da noi? La legislazione italiana (seguendo quella europea) è già più avanzata di quella americana, perché è da anni ormai che è obbligatoriamente presente sulle confezioni di questi “farmaci” l’indicazione “medicinale omeopatico perciò senza indicazioni terapeutiche approvate”.

Si potrà obiettare che quanto disposto dalla Ftc sia più duro, con il riferimento alle teorie di fine 1700. Tuttavia, questa disposizione riguarda solo i medicinali omeopatici che sono venduti come Otc (“over the counter” ovvero i farmaci che possono essere liberamente presi dal cliente sugli scaffali e pagati alla cassa, senza chiedere nulla a nessuno) non quelli consegnati dal farmacista. In Italia, i “medicinali omeopatici” venduti nelle farmacie, pur non essendo soggetti a prescrizione medica, sono dispensati solo dai farmacisti. Esiste una vasta “zona grigia”. Solo i medici possono eseguire una diagnosi e prescrivere i “medicinali omeopatici”, anche quelli che sono essenzialmente acqua. Se li consigliassi io oppure un farmacista, saremmo perseguibili per esercizio abusivo della professione medica. Tuttavia, il cliente può chiedere di acquistare un “medicinale omeopatico” e il farmacista ne può consigliare uno specifico sulla base delle sue competenze.

Quando ho vissuto a San Diego in California ho trovato inquietante le modalità di vendita dei farmaci dentro i supermercati, non solo di quelli omeopatici. Così come ogni volta che entro in una farmacia italiana e vedo delle caramelle di zucchero vendute a decine di euro vicino ai farmaci efficaci per l’influenza. Tuttavia, anche se non ideale, preferisco ancora la regolamentazione italiana. Non tutto quello che proviene “dall’America” è necessariamente migliore di ciò che c’è in Europa. Sarebbe il caso di apprezzare le nostre leggi perché non sono così malvagie. Si potrebbe fare di più, forse proibire la vendita di medicinali omeopatici nelle farmacie e radiare i medici omeopati, come auspica qualcuno? Se qualcuno ci vuole davvero credere, non si può andare oltre all’informarlo adeguatamente, spiegandogli che l’omeopatia è nel migliore dei casi inutile, se non dannosa quando si sostituisce a terapie efficaci per condizioni serie. Per proteggere la salute (e il portafoglio) dei cittadini servono la corretta informazione e la capacità critica, più che le proibizioni.

ilfattoquotidiano.it

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Profugo Afghano violenta e uccide la figlia 19enne di un big della politica

È stata violentata e poi uccisa, il suo corpo lanciato nel fiume Dreisam, dove gli agenti di polizia l’hanno ritrovata. Maria Ladenburger, 19 anni, è figlia di un alto funzionario dell’Unione Europea, Clemens Ladenburger, dal 2008 assistente del capo dell’ala giuridica in Commissione Europea.

Si pensa che il colpevole sia un profugo afghano di 17 anni, giunto in Germania nel 2015 come minore non accompagnato. La polizia è riuscita a risalire al giovane per una sciarpa nera trovata sulla scena del delitto, inoltre Maria era volontaria presso il centro d’accoglienza per i migranti, anche se gli inquirenti non hanno ancora chiarito se la ragazza avesse conosciuto lì il suo assassino. Comunque dopo l’arresto il sospettato avrebbe confessato, il processo dovrebbe iniziare l’anno prossimo.

Secondo la ricostruzione degli investigatori Maria sarebbe stata aggredita dopo aver lasciato una festa organizzata dagli studenti dell’università di Friburgo, la città dove vive e studia. Si sarebbe mossa in bicicletta verso casa, dove non è mai giunta; il ritrovamento nel fiume il giorno dopo. “Maria è stata per 19 anni un raggio di sole per la nostra famiglia, e così rimarrà” ha dichiarato la famiglia ai media.

liberoquotidiano.it

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Non volevano lavorare oltre il loro turno: bimbo nasce con gravi lesioni. Sospese 3 dottoresse

Fa rabbrividire la motivazione che ha portato alla sospensione dell’esercizio della professione medica per tre sanitari dell’ospedale catanese Santo Bambino.

Secondo le indagini della procura di Catania, che ha ottenuto il provvedimento da parte del gip del Tribunale, i tre medici, per non dover svolgere lavoro straordinario oltre l’orario previsto, avrebbero evitato di effettuare un immediato e necessario taglio cesario, nonostante gli episodi di sofferenza fetale mostrati dal tracciato. I tre avrebbero addirittura somministrato alla gestante, di 26 anni, un farmaco assolutamente controindicato nel caso di sofferenza fetale.

Purtroppo, a causa della negligenza dei sanitari, il bambino è nato con una grave forma di encefalopatia.

Dopo due anni dall’episodio, le dottoresse Amalia Daniela Palano, Gina Currao e Paola Cairone sono state sospese rispettivamente per 12 mesi, 6 mesi e 4 mesi.

Oltre che per lesioni gravissime, le dottoresse Palano e Currao, sono state accusate anche di falso poiché avrebbero evitato di segnalare l’episodio nella cartella clinica e non avrebbero avvisato i colleghi del turno successivo della gravità del quadro clinico.

Pur non a conoscenza dell’episodio, la dottoressa Cairone risulta indagata per negligenza perché non avrebbe contattato in tempo il neonatologo, oltre a inserire di falsi in cartella per mascherare il proprio operato.

FONTE

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Marito e moglie s’incontrano per caso: maxi rissa nel club degli scambisti

In frantumi gli arredi della stanza. La serata si è conclusa con 15 denunciati…

Quella che doveva essere una notte all’insegna della trasgressione è finita con una denuncia per rissa, danneggiamento e lesioni. E una coppia che voleva concedersi una serata hard tra mascherine e giochi erotici è finita invece in caserma tra verbali e denunce. Una vicenda al limite del paradosso quella che ai Castelli Romani ha avuto come protagonisti due cinquantenni, moglie e marito, che si sono recati l’uno all’insaputa dell’altra in una villa per scambisti e che, per un disguido, si sono poi ritrovati al buio nella stessa camera dove, invece, attendevano i partner sconosciuti.

La coppia, lui un rappresentante di materassi, letti e divani e lei una casalinga, di Anagni, in provincia di Frosinone, era in crisi. Il rapporto tra i due era logoro e lei trascorreva ormai anche venti giorni a casa del figlio e della nuora, ad Albano Laziale. E qui, la cinquantenne aveva conosciuto un uomo e con lui aveva deciso di recarsi in una villa per scambisti nelle campagne di Ariccia. Lontana dalla cerchia delle solite conoscenze, la donna pensava di trascorrere una notte trasgressiva, di passione, in una stanza piena di specchi e sex toys. All’ingresso della villa, come da regolamento, le era stato assegnato un numero di camera.

La stessa procedura è stata poi seguita anche con l’amico che avrebbe dovuto raggiungerla nella stanza, al buio e con una mascherina sul volto. Ma a causa di un disguido il bigliettino con il numero della camera è andato a finire in mano al marito di lei, che come rappresentante di materassi, riforniva e frequentava la casa dell’amore. E che quella sera aveva deciso di fermarsi, per concedersi qualche libertà.

La situazione è esplosa dopo pochi attimi. Quando ha visto entrare l’uomo nella stanza, la casalinga si è resa presto conto che non si trattava di uno sconosciuto ma del marito. La donna, a quel punto, ha chiuso la porta a chiave e tra i due è scoppiato un feroce litigio. Se le sono date di santa ragione e lei ha telefonato anche al figlio, subito giunto nella villa a darle manforte. Gli arredi della camera sono stati distrutti. Sono andati in frantumi porta bon-bon e lampade abbinate con la camera a luci rosse. È esploso anche il materasso ad acqua.

E come se non bastasse, al litigio si sono uniti l’amico di lei e altri frequentatori della casa, tanto da dar vita a una rissa tra quindici persone. A cercare di riportare un po’ di ordine sono stati infine i carabinieri.

 

I militari si sono dovuti fare largo tra le coppie in abiti succinti e hanno alla fine denunciato quindici persone per rissa. La coppia di Anagni e il figlio, inoltre, sono stati denunciati anche per il danneggiamento della villa. Poi marito e moglie si sono denunciati a vicenda per lesioni. I due, però,sembra proprio che non siano destinati a varcare la soglia del tribunale solo per rispondere dei reati loro contestati. Con ogni probabilità, infatti, ancor prima si ritroveranno davanti a un giudice civile.
La donna, dopo la nottata hard tra urla e botte, si è infatti rivolta a due avvocati di Frosinone, Carlo Mariniello e Stefano Popolla, chiedendo loro di avviare tutte le pratiche per la separazione. Dopo l’incontro hard, vuole dire addio al marito..

 

FONTE

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La sconcertante nuova moda dei giovani di sniffare l’oki

QUALCHE SETTIMANA FA AVEVA FATTO SCALPORE LA NOTIZIA DI UNA SCUOLA DI MARTELLAGO, in provincia di Venezia, dove alcuni studenti dell’Istituto Matteotti erano stati colti in flagranza a “sniffare” l’Oki. Ma non si tratta di un episodio isolato, perché nella vicina scuola media ragazzini poco più che 12enni hanno confermato questa “moda”.

Anche dalla Puglia arrivano conferme, con segnalazioni da parte di genitori, che hanno scoperto che le bustine di antidolorifico custodite in casa erano sparite. “Anche nella provincia di Milano questa nuova tendenza è diffusissima: solo un anno fa, quando ne parlavo coi ragazzi delle scuole dove faccio prevenzione, mi sentivo rispondere che ne avevano sentito solo accennare. Ora, invece, mi confermano di conoscere molto bene questa nuova frontiera dello “sniffo”, con cenni di consenso” racconta ancora Comi.

Eppure l’Oki non è l’unica “droga da strada” a cui ormai fanno ricorso i ragazzi per procurarsi lo “sballo”. Enrico Comi, 47 anni, padre di tre figli, lascia infatti intendere che di “polvere bianca” da inalare ne esiste anche altra, a portata di mano, anche in casa dei genitori.

-Ma i ragazzi sono consapevoli dei rischi che corrono?

No, per niente. Sono invece convinti di poter smettere in qualsiasi momento. Quando però chiedo loro se conoscono qualcuno che ha smesso, rimangono spiazzati.

-Pensa che questa nuova “moda” sia l’anticamera dell’uso di droghe vere e proprie?

Non proprio, nel senso che ormai i ragazzi si accontentano di qualsiasi cosa trovino in circolazione: se trovano la marijuana fumano quella, se c’è cocaina a disposizione ne assumono, altrimenti si accontentano delle bustine di Oki. Non esiste più una droga prevalente, si adattano a qualunque sostanza sia reperibile e si abituano a un po’ di tutto.

-L’importante è trovare un po’ di “sballo”?

Sì e proprio questo è l’aspetto più preoccupante: i ragazzi si stanno abituando (e in alcuni casi si sono già abituati) a vivere usando qualcosa per avere delle emozioni, che altrimenti non sono in grado di provare. E questo nonostante lo “sballo” provocato, ad esempio, dall’Oki sia relativo: gli studenti mi raccontano che dura poco, dà un po’ di ebrezza, ma niente di più. Eppure gli effetti collaterali possono essere anche molto gravi, dalle irritazioni alla mucosa ai disturbi gastrici, ecc.

-Si tratta comunque di una “moda” importata dall’estero, dagli Usa?

Sì, i primi casi sono stati segnalati lì e, tramite internet, è stato facile fare lo stesso anche qui. Comi, dopo un passato da tossicodipendente e la riabilitazione in comunità, è riuscito a cambiare vita. Di sé dice di “aver riaconquistato la capacità di amare se stesso” e “la volontà di amare gli altrie la vita”. E’ padre di tre figli e co-autore dell’opera teatrale StupeFatto, premiata nel 2013 dal Presidente della Repubblica con la medaglia per l’impegno civile e sociale . Nel 2008 è stato nominato ambasciatore di Pace dalla Universal Peace Federation e nel 2006 ha ricevuto il premio della Fundation for Grug Free Europe di Bruxelles.

-Cosa dice ai suoi tre figli e ai ragazzi che incontra quotidianamente?

Ai ragazzi parlo dei rischi per la salute, con un taglio scientifico, ma cerco anche e soprattutto di stimolarli e di farli ragionare.

-Cosa ne pensa della liberalizzazione della marijuana?

Molti ritengono che si possa smettere di “farsi le canne” quando si vuole, ma non è così. Non sono contrario alla legalizzazione in se stessa, ma penso che ci siano dei forti interessi che spingono in questa direzione. La quantità ad uso personale già consentita oggi non è affatto bassa, al contrario è importante. Vede, se viene approvato l’uso di cannabis a livello terapeutico, è poi più semplice approvarne anche l’uso ricreativo. In quasi tutti i Paesi dove è consentito l’uso terapeutico, si è poi arrivati alla legalizzazione anche ad uso personale. Penso che ci sia una strategia ben precisa da parte di qualcuno che ha forti interessi a che ciò avvenga.

Fonte: Panorama

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Uniti si vince!